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Ruoti
domenica, 15 Marzo, 2026

L’Associazione Recupero Tradizioni Ruotesi rende omaggio all’Enologo Michele Carlucci, riconosciuto come uno dei padri fondatori dell’Enologia Italiana, dopo la chiusura del progetto sul recupero del vitigno autoctono “Asprinio di Ruoti” avvenuta lo scorso mese.

Michele Carlucci, nacque a Ruoti l’8 novembre del 1856 da Giuseppe e da Carmina Di Meo. Nei primi anni d’età era un bambino costantemente afflitto da malattie, intorno ai 7 o 8 anni di età cominciò la scuola, durante questo periodo frequentemente la disertava per andare a giocare con i compagni nei campi. Il maestro della scuola, che era anche un prozio di Michele, quando lo interrogava e non sapeva rispondere lo puniva con frustate.

All’età di 14 anni fu mandato a studiare a Potenza, dove seguì la prima classe di una scuola tecnica, in seguito proseguì gli studi all’istituto Tecnico Sezione Agronomia ed Agricoltura di Melfi e nel 1874 prese il diploma da Agrimensore. Subito dopo si iscrisse all’università di Portici, dove nel 1878, all’età di 22 anni si laureò in scienze agrarie con il massimo dei voti e con la lode.

L’università di Portici gli affidò una cattedra d’insegnamento di Botanica per due anni alle dipendenze di un altro insegnante e nel frattempo, tra il 1878 e 1879, si iscrisse ai corsi di “Chimica Agraria” e di “Agraria”. Durante la frequenza dei due corsi, insieme al dott. Rossi Fernando realizzarono uno studio sperimentale di “Fiosiologia Vegetale” incentrato sulla maturazione del fico, i risultati degli studi furono riportati negli annali della scuola di Portici.

 In quel periodo (1879), mentre stava lavorando nel laboratorio di chimica, uscì un bando per la selezione di un professore di Viticultura e di Enologia per la nuova scuola di Enologia di Avellino. Carlucci presentò domanda e venne ammesso, nel febbraio del 1880 cominciarono le selezioni per il concorso, oltre a lui  parteciparono  altri otto concorrenti. Dopo due mesi dalla fine delle prove uscirono i risultati, Michele Carlucci fu vincitore.

Il Ministero, vista la sua giovane età (24 anni), per consentirgli di svolgere al meglio l’incarico di dirigere e avviare la nuova Scuola di Enologia di Avellino, lo destinò per tutto l’anno del 1880 a Conegliano Veneto per ampliare la sua formazione. Durante la sua permanenza a Conegliano, frequentò le lezioni di Enologia e di Viticultura, viaggiò molto nelle regioni del Veneto, Piemonte, Lombardia, negli stati di Austria, Francia, Germania e Svizzera per visitare e studiare i centri più rinomati di coltivazioni della vite e di produzione dei vini.

Il 6 ottobre del 1880 fu decretata dal Ministero dell’Agricoltura la nomina a Professore di Viticultura ed Enologia e quella di Direttore della scuola di Enologia di Avellino all’età di 24 anni e con uno stipendio di Lire 3000 annui. Il 15 novembre ufficialmente diede avvio alla Suola di Enologia di Avellino.

Nei primi anni di vita della scuola oltre ad esserci problemi finanziari, ci fu un altro aspetto negativo causato dai molti che denigrarono la scuola di Enologia ritenendola non efficace e di conseguenza alcuni membri del comitato amministrativo chiesero la chiusura o addirittura il cambio di indirizzo dell’istituto.

Michele Carlucci con i suoi interventi e le sue chiarezze mise in evidenza l’utilità dell’istituto e delle istituzioni. Dopo questo periodo negativo, la scuola riuscì ad acquistare prestigio non solo in campo Nazionale, ma, per la sua specializzazione in viticultura ed Enologia, anche in campo Internazionale.

Durante  la sua permanenza da Direttore della scuola di Enologia realizzò molte pubblicazioni  e studi sui vitigni e vini della Campania e sull’Aglianico di Basilicata, inerente al quale  scrisse su “Monografie Ampelographie di Viala e Vermorel”, e anche sui due vitigni autoctone del suo paese (Ruoti – PZ) “L’Asprinio di Ruoti” e  la “Manica Nera”. Carlucci studiò accuratamente la situazione viti vinicola del suo paese, infatti dal suo archivio sono emersi molti documenti importanti utili alla valorizzazione del vitigno Asprinio. In una delle sue schede tecniche descrive i vini di Ruoti: “ Nel 1920 prima dell’arrivo della malattia della fillossera, sul territorio di Ruoti erano coltivati circa 329 ettari di vigneti e si produceva circa 8000 hl di vino, descrizione; Caratteri organolettici del vino di Ruoti, di colore rosso rubino vivo – odore vinoso caratteristico – armonico di gusto gradevole particolarmente frizzante.”

 Nel 1893 fondò il giornale di “Viticultura, Enologia ed Agraria”, fu Direttore del giornale “L’Agricoltura Meridionale” nel 1891, fu Insignito delle Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1896, fu autore delle monografie ampelografiche per l’opera “Ampelographie di Viala e Vermorel” 1902/1905. Carlucci fu anche promotore per la costituzione della società “Cognach Avellino” , prodotto che ancora oggi produce la scuola di Enologia, e fu partecipe di tante altre iniziative importanti.

Nel 1912 partecipa  e vince il concorso di Ispettore Superiore del Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, lascia la scuola dopo che l’aveva portata a una notorietà importante a livello internazionale. Nel 1917 fu nominato Ispettore unico in Italia per la malattia della Fillossera, nel 1918 Ispettore Generale presso il Ministero dell’Agricoltura e col Ministero dell’Agricoltura fu delegato a rappresentare l’Italia in Europa in molti convegni. Nel 1932 si ritirò a vita privata nel suo paese natio, Ruoti (PZ), e nel 1950 fu eletto Presidente onorario dell’Accademia Nazionale della “Vite e del Vino”.

Della sua vita sentimentale non si hanno molte notizie, negli anni il prof. Carlucci ha parlato poco della perdita della giovane moglie e tra i pochi ricordi sappiamo che ad Avellino aveva conosciuto una bellissima ragazza, Elvira Janni, che sposò il 29 aprile del 1887. Dopo 5 anni dal matrimonio la moglie morì per una grave malattia all’età di 24 anni e lui non si risposò più.

Michele Carlucci, muore a Ruoti nella sua casa natia il 17 maggio del 1951 all’eta di 95 anni. Nel 1980 il Prof. Dalmasso insieme alla storico Gerardo Salinardi e ai pronipoti Carlucci e Imbrenda, realizzano il volume “Michele Carlucci Maestro di Viticultura e di Enologia”.

Di lui scrissi il prof. Giuseppe Dalmasso nell’Enciclopedia Italiana della Vite e del Vino. “UNO DEI PIU GRANDE MAESTRI DELL’ENOLOGIA ITALIANA” (fasc. 12, pag. 131).

Negli anni 70 il comune di Ruoti gli dedica l’intestazione dell’Istituto scolastico di Ruoti.

Dopo un decennio di ricerca effettuato sul territorio del comune di Ruoti, grazie all’impegno dell’associazione Recupero Tradizioni Ruotesi e del Presidente dell’Alsia Basilicata dell’epoca Dott. Domenico Romaniello, si riuscì a recuperare il vitigno dell’Asprinio.

Circa cinque anni fa l’associazione Recupero Tradizioni ruotesi insieme al Comune di Ruoti, Scuola Enologica di Avellino De Sanctis e Alsia Basilicata siglarono un protocollo d’intesa per la salvaguardia e valorizzazione del vitigno Asprinio di Ruoti, due anni fa, il comune di Ruoti partecipa e vince un progetto con il Gal Percorsi, sul recupero e  valorizzazione del vitigno autoctono ASPRINIO DI RUOTI”, mediante il quale sono stati realizzati 3 campi sperimentali di circa 300 viti di Asprinio ognuno. Lo scorso 13 maggio a Ruoti in c/da Taverna Foj si è tenuto un convegno sulla chiusura del progetto bandito dal Gal Percorsi  “Un altro modo di Gestire” con il titolo “La vite L’uomo e la storia”, a cui hanno partecipato tutte le autorità e i tecnici che si sono impegnati al recupero  del vitigno autoctono “Asprinio di Ruoti”.

Grazie alle famiglie Carlucci e Imbrenda (pronipoti), che ci hanno donato l’archivio del Prof. Michele Carlucci, siamo riusciti a recuperare tutti gli studi che ha realizzato sul vitigno Asprinio. Con alcuni dei documenti più significativi, abbiamo creato una mostra in suo onore, celebrando così il suo contributo alla conoscenza e alla valorizzazione di questa importante varietà.

Michele Carlucci, nacque a Ruoti l’8 novembre del 1856 da Giuseppe e da Carmina Di Meo. Nei primi anni d’età era un bambino costantemente afflitto da malattie, intorno ai 7 o 8 anni di età cominciò la scuola, durante questo periodo frequentemente la disertava per andare a giocare con i compagni nei campi. Il maestro della scuola, che era anche un prozio di Michele, quando lo interrogava e non sapeva rispondere lo puniva con frustate.

All’età di 14 anni fu mandato a studiare a Potenza, dove seguì la prima classe di una scuola tecnica, in seguito proseguì gli studi all’istituto Tecnico Sezione Agronomia ed Agricoltura di Melfi e nel 1874 prese il diploma da Agrimensore. Subito dopo si iscrisse all’università di Portici, dove nel 1878, all’età di 22 anni si laureò in scienze agrarie con il massimo dei voti e con la lode.

L’università di Portici gli affidò una cattedra d’insegnamento di Botanica per due anni alle dipendenze di un altro insegnante e nel frattempo, tra il 1878 e 1879, si iscrisse ai corsi di “Chimica Agraria” e di “Agraria”. Durante la frequenza dei due corsi, insieme al dott. Rossi Fernando realizzarono uno studio sperimentale di “Fiosiologia Vegetale” incentrato sulla maturazione del fico, i risultati degli studi furono riportati negli annali della scuola di Portici.

 In quel periodo (1879), mentre stava lavorando nel laboratorio di chimica, uscì un bando per la selezione di un professore di Viticultura e di Enologia per la nuova scuola di Enologia di Avellino. Carlucci presentò domanda e venne ammesso, nel febbraio del 1880 cominciarono le selezioni per il concorso, oltre a lui  parteciparono  altri otto concorrenti. Dopo due mesi dalla fine delle prove uscirono i risultati, Michele Carlucci fu vincitore.

Il Ministero, vista la sua giovane età (24 anni), per consentirgli di svolgere al meglio l’incarico di dirigere e avviare la nuova Scuola di Enologia di Avellino, lo destinò per tutto l’anno del 1880 a Conegliano Veneto per ampliare la sua formazione. Durante la sua permanenza a Conegliano, frequentò le lezioni di Enologia e di Viticultura, viaggiò molto nelle regioni del Veneto, Piemonte, Lombardia, negli stati di Austria, Francia, Germania e Svizzera per visitare e studiare i centri più rinomati di coltivazioni della vite e di produzione dei vini.

Il 6 ottobre del 1880 fu decretata dal Ministero dell’Agricoltura la nomina a Professore di Viticultura ed Enologia e quella di Direttore della scuola di Enologia di Avellino all’età di 24 anni e con uno stipendio di Lire 3000 annui. Il 15 novembre ufficialmente diede avvio alla Suola di Enologia di Avellino.

Nei primi anni di vita della scuola oltre ad esserci problemi finanziari, ci fu un altro aspetto negativo causato dai molti che denigrarono la scuola di Enologia ritenendola non efficace e di conseguenza alcuni membri del comitato amministrativo chiesero la chiusura o addirittura il cambio di indirizzo dell’istituto.

Michele Carlucci con i suoi interventi e le sue chiarezze mise in evidenza l’utilità dell’istituto e delle istituzioni. Dopo questo periodo negativo, la scuola riuscì ad acquistare prestigio non solo in campo Nazionale, ma, per la sua specializzazione in viticultura ed Enologia, anche in campo Internazionale.

Durante  la sua permanenza da Direttore della scuola di Enologia realizzò molte pubblicazioni  e studi sui vitigni e vini della Campania e sull’Aglianico di Basilicata, inerente al quale  scrisse su “Monografie Ampelographie di Viala e Vermorel”, e anche sui due vitigni autoctone del suo paese (Ruoti – PZ) “L’Asprinio di Ruoti” e  la “Manica Nera”. Carlucci studiò accuratamente la situazione viti vinicola del suo paese, infatti dal suo archivio sono emersi molti documenti importanti utili alla valorizzazione del vitigno Asprinio. In una delle sue schede tecniche descrive i vini di Ruoti: “ Nel 1920 prima dell’arrivo della malattia della fillossera, sul territorio di Ruoti erano coltivati circa 329 ettari di vigneti e si produceva circa 8000 hl di vino, descrizione; Caratteri organolettici del vino di Ruoti, di colore rosso rubino vivo – odore vinoso caratteristico – armonico di gusto gradevole particolarmente frizzante.”

 Nel 1893 fondò il giornale di “Viticultura, Enologia ed Agraria”, fu Direttore del giornale “L’Agricoltura Meridionale” nel 1891, fu Insignito delle Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1896, fu autore delle monografie ampelografiche per l’opera “Ampelographie di Viala e Vermorel” 1902/1905. Carlucci fu anche promotore per la costituzione della società “Cognach Avellino” , prodotto che ancora oggi produce la scuola di Enologia, e fu partecipe di tante altre iniziative importanti.

Nel 1912 partecipa  e vince il concorso di Ispettore Superiore del Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, lascia la scuola dopo che l’aveva portata a una notorietà importante a livello internazionale. Nel 1917 fu nominato Ispettore unico in Italia per la malattia della Fillossera, nel 1918 Ispettore Generale presso il Ministero dell’Agricoltura e col Ministero dell’Agricoltura fu delegato a rappresentare l’Italia in Europa in molti convegni. Nel 1932 si ritirò a vita privata nel suo paese natio, Ruoti (PZ), e nel 1950 fu eletto Presidente onorario dell’Accademia Nazionale della “Vite e del Vino”.

Della sua vita sentimentale non si hanno molte notizie, negli anni il prof. Carlucci ha parlato poco della perdita della giovane moglie e tra i pochi ricordi sappiamo che ad Avellino aveva conosciuto una bellissima ragazza, Elvira Janni, che sposò il 29 aprile del 1887. Dopo 5 anni dal matrimonio la moglie morì per una grave malattia all’età di 24 anni e lui non si risposò più.

Michele Carlucci, muore a Ruoti nella sua casa natia il 17 maggio del 1951 all’eta di 95 anni. Nel 1980 il Prof. Dalmasso insieme alla storico Gerardo Salinardi e ai pronipoti Carlucci e Imbrenda, realizzano il volume “Michele Carlucci Maestro di Viticultura e di Enologia”.

Di lui scrissi il prof. Giuseppe Dalmasso nell’Enciclopedia Italiana della Vite e del Vino. “UNO DEI PIU GRANDE MAESTRI DELL’ENOLOGIA ITALIANA” (fasc. 12, pag. 131).

Negli anni 70 il comune di Ruoti gli dedica l’intestazione dell’Istituto scolastico di Ruoti.

Dopo un decennio di ricerca effettuato sul territorio del comune di Ruoti, grazie all’impegno dell’associazione Recupero Tradizioni Ruotesi e del Presidente dell’Alsia Basilicata dell’epoca Dott. Domenico Romaniello, si riuscì a recuperare il vitigno dell’Asprinio.

Circa cinque anni fa l’associazione Recupero Tradizioni ruotesi insieme al Comune di Ruoti, Scuola Enologica di Avellino De Sanctis e Alsia Basilicata siglarono un protocollo d’intesa per la salvaguardia e valorizzazione del vitigno Asprinio di Ruoti, due anni fa, il comune di Ruoti partecipa e vince un progetto con il Gal Percorsi, sul recupero e  valorizzazione del vitigno autoctono ASPRINIO DI RUOTI”, mediante il quale sono stati realizzati 3 campi sperimentali di circa 300 viti di Asprinio ognuno. Lo scorso 13 maggio a Ruoti in c/da Taverna Foj si è tenuto un convegno sulla chiusura del progetto bandito dal Gal Percorsi  “Un altro modo di Gestire” con il titolo “La vite L’uomo e la storia”, a cui hanno partecipato tutte le autorità e i tecnici che si sono impegnati al recupero  del vitigno autoctono “Asprinio di Ruoti”.

Grazie alle famiglie Carlucci e Imbrenda (pronipoti), che ci hanno donato l’archivio del Prof. Michele Carlucci, siamo riusciti a recuperare tutti gli studi che ha realizzato sul vitigno Asprinio. Con alcuni dei documenti più significativi, abbiamo creato una mostra in suo onore, celebrando così il suo contributo alla conoscenza e alla valorizzazione di questa importante varietà.

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