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lunedì, 15 Aprile, 2024

PALAZZO “BRANCA – REALE”: UN PALAZZO IN CERCA D’AUTORE

Parafrasando il titolo di un celebre dramma di Luigi Pirandello, mi accingo a fare alcune riflessioni sull’attività svolta dall’architetto Giuseppe Pisanti (Ruoti 1826 – Napoli 1923) nella città di Potenza.

Chi era Giuseppe PISANTI?  Mi aspetto che tutti rispondano, un valente architetto, indubbiamente lo è stato, personalmente lo definirei un uomo di valore.

Come recita un celebre aforisma di Albert Einsten: “Cerca di diventare non un uomo di successo ma piuttosto un uomo di valore”, in tale contesto aggiungerei che Giuseppe Pisanti è stato un uomo di “valori”.

Valori che ha trasmesso ai suoi allievi ed a quanti lo conobbero: umiltà, generosità, umanità, amore per l’arte e l’insegnamento. Una vita, la sua, che lo stesso definisce dedicata all’arte e alla scuola.

Mi piace richiamare qualche passo tratto da L. SINISGALLI, (Il ritratto di Scipione e altri racconti, MI, Mondadori, pp. 165-166): Lucano si nasce e si resta. Il lucano non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa. Il lucano è perseguitato dal demone della insoddisfazione. Parlate con un contadino, con un pastore, con un vignaiolo, con un artigiano. Parlategli del suo lavoro. Vi risponderà che aveva in mente un’altra cosa, una cosa diversa. La farà un’altra volta.

Come gli indù, come gli etruschi il lucano pensa che la perfezione non è di questo mondo. E difatti,  scolari e bottai, tagliapietre e sarti, muratori e fornaciari si fanno seppellire ancora con tutti gli arnesi.  Essi pensano di poter compiere l’Opera in un’altra vita. Quando avranno pace.

Giuseppe Pisanti, per nascita e per indole, può  essere annoverato tra i lucani illustri.

Mai appagato dei propri progetti, intento spesso a disfare ciò che aveva pazientemente ideato, pervaso da un sentimento di insoddisfazione che lo portava a sottoporre ai suoi tanti committenti, varie versioni dell’opera commissionata.

Affermava così, con l’insegnamento e l’esempio che in “arte non vi è penna capace di tracciare la parola “fine”. [[1]]

Qualcuno, a questo punto, si chiederà dove nasce il mio interesse per questo personaggio.

Posso affermare che si è trattato di una circostanza casuale.

Mia figlia unitamente al marito, hanno acquistato casa in uno storico palazzo della città sito in Via del Popolo, denominato palazzo “Reale”.  

Una denominazione che non denota nobili e importanti origini, ma più semplicemente l’edificio prende il nome dalla famiglia “Reale” che costruì l’edificio e ne curò anche la realizzazione.

Dagli archivi del catasto si desume che la proprietà dell’immobile era intestata originariamente all’ing. Giuseppe Reale, fratello del più conosciuto Vito Reale che svolse la professione di Avvocato nel foro di Potenza. Fu Sindaco di Viggiano (suo paese Natale) dal 1910 al 1915 ,  eletto deputato dal 1919 al 1924 nel collegio di Brienza della Legislatura XXV e XXVI, durante quest’ultima fu segretario della Commissione Parlamentare permanente degli Affari Interni.  Fu Ministro dell’Interno nel Governo Badoglio del Regno del Sud, poi deputato di Potenza all’Assemblea Costituente.

Questo edificio particolarmente curato nel disegno degli eleganti prospetti, dal singolare assetto planimetrico che ricorda la sagoma del più celebre “Flatiron building”, si adagia al monumentale muraglione, confine meridionale della parte più antica della città di Potenza.

Da sempre ha catturato il mio interesse e mi sono chiesto, più volte, chi avesse progettato questo edificio dall’aspetto così nobile.

Le mie personali ricerche, presso l’archivio del Comune di Potenza e l’Archivio di Stato sono risultate infruttuose, peraltro la bibliografia che riguarda la città di Potenza non consente di trarre spunti significativi  per ricostruire la storia dell’edificio.

Più interessanti sono stati i contatti con le famiglie residenti, almeno quelle di più vecchia formazione, che mi hanno consentito di pervenire alla conclusione che l’idea progettuale dalla quale prende forma questo singolare edificio fosse opera dell’arch. Giuseppe Pisanti. Dalla consultazione del volume, scritto dall’arch. Piercarlo Crachi: “Pisanti e Castrucci architetti a Napoli”, si rileva che l’arch. Pisanti, oltre ad aver operato, prevalentemente, nella città di Napoli, ha realizzato varie opere in terra di  Basilicata.


Il Fuller Building, meglio noto come Flatiron Building (“ferro da stiro”), con i suoi 86,9 metri di altezza, al suo completamento nel 1902, era uno dei più alti edifici di New York.
Situato a Manhattan, l’edificio fu progettato dall’architetto di ChicagoDaniel Burnham in stile Beaux-Arts su un lotto triangolare compreso tra la 23a strada, la Fifth Avenue e Broadway guardando verso il Madison Square.
I newyorkesi furono subito attratti dall’edificio tanto da scommettere quanto a lungo sarebbe riuscito a resistere alle forti raffiche di vento che soffiano dove sorge. Il nome Flatiron fu coniato proprio dai cittadini della Grande Mela a causa della forma del palazzo che ricorda molto quella di un ferro da stiro (in inglese Flatiron). La punta dell’edificio è larga solamente 2 metri e si estende per 86,9 metri in altezza, divisi su ventidue piani. Il Flatiron Building restò l’edificio più alto di New York City fino alla costruzione del Park Row Building.

In particolare a Picerno (palazzo “Mancini”) e a Potenza,  la consulenza artistica per l’assetto distributivo interno del teatro “F. Stabile” (unitamente all’arch Enrico Alvino)  e per Ascanio Branca una cappella funeraria nel cimitero cittadino (fig. 3)  e il palazzo “Branca” che prende il nome dallo stesso committente dell’opera.  

Ascanio Branca (Potenza, 10 marzo1840Napoli, 7 marzo1903) è stato un patriota e politicoitaliano.
Nato da Gerardo e Maria Siani, la sua famiglia apparteneva al ceto borghese agrario. In gioventù, divenne membro del Consiglio del decurionato e dei notabili di Potenza. Aderì ai moti liberali del 1860 e fu tra gli artefici dell’insurrezione lucana. Fu comandante della “Brigata Lucana” che seguì Giuseppe Garibaldi fino a Napoli. Per l’impegno profuso, Garibaldi elogiò l’azione di Branca e dei suoi uomini rivolgendogli queste parole:
Partecipò in seguito alla Terza guerra di indipendenza, combattendo in Trentino a fianco di Garibaldi con il grado di ufficiale di Stato Maggiore. Al ritorno dal conflitto, Branca scrisse La campagna dei volontari italiani nel Tirolo, seguita da alcune riflessioni sulle riforme militari (1866), ove sono descritte le sue memorie di guerra. Nel 1870 fu eletto deputato del Collegio di Potenza, al posto del concittadino Paolo Cortese.
Fu deputato e ministro delle Finanze del Regno d’Italia nei Governi Starrabba II, Starrabba III, Starrabba IV e Starrabba V, Ministro dei Lavori Pubblici e delle Poste e Telegrafi nel Governo Starrabba I e dei Lavori Pubblici nel Governo Saracco.
Branca sposò, il 4 ottobre 1891, Anna Caracciolo dei Principi di Forino e Avellino (1871-1938) ed ebbe tre figli.
 

In merito al palazzo Branca l’arch. Crachi nelle note del volume citato, afferma: il palazzo “Branca”, realizzato tutto in pietra da taglio, viene demolito negli anni sessanta, per lasciare il posto alla solita speculazione edilizia

Quanto sostenuto, evidentemente frutto di una approssimativa ed equivoca informazione  da parte di personaggi locali, non trova riscontro nella realtà.

La documentazione estratta dall’archivio del Pisanti e riprodotta nello stesso libro, a pag. 68, mi ha fatto chiaramente intuire che il palazzo “Branca”, di cui si conservano ancora le planimetrie e un prospetto, non è altro che il palazzo “Reale”.

Dall’esame degli elaborati disponibili, attraverso le misurazioni riscontrate sul posto, si evince chiaramente che vi è perfetta corrispondenza, per forma e dimensioni, con l’edificio esistente .

PALAZZO “BRANCA – REALE”

Pianta Piano Terra – Corso XVIII Agosto
Pianta Piano Tipo
PROSPETTO – CORSO XVIII AGOSTO

L’andamento altimetrico del prospetto, lungo corso XVIII agosto rispecchia fedelmente l’andamento della viabilità attuale.  

Posso a questo punto, attraverso una ricostruzione verosimile, ripercorrere le fasi di sviluppo dell’opera, secondo la seguente cronologia.

Nel 1894 Giuseppe Pisanti progetta per conto di Ascanio Branca, proprietario dell’intero lotto sottostante il muraglione realizzato nel 1830 (?), il palazzo omonimo, così come rappresentato nella documentazione di archivio.

Viene realizzato, però, il solo piano terra comprendente i locali di servizio secondo l’impostazione che verrà conservata anche nell’attuale assetto distributivo.

Dalle foto che seguono risalenti ai principi dell’anno 1900, si rileva che l’edificio per un ventennio circa, ha conservato tale aspetto, anche perché, il ministro Branca, probabilmente,  per i gravosi impegni di governo, trascura i lavori che aveva avviato nella città di Potenza.       

Il piano terra, lungo corso XVIII agosto, ripropone pertanto il disegno originario del Pisanti,  con le aperture dei locali che seguono altimetricamente la pendenza della strada, e i corpi di testata (a destra e a sinistra) con aperture dal profilo ad arco ribassato.

Le foto, risalenti ai primi anni del novecento (1901-1903), inquadrano la parte basamentale dell’edificio (in fase di costruzione) così come progettata dal Pisanti per conto della famiglia “Branca”, proprietaria dell’area di sedime della costruzione.  

La foto, risalente al 1926, ritrae il primo corpo di fabbrica (oggi Via del Popolo n. 62) realizzato dalla famiglia “Reale”

Lo stesso stile viene riproposto nella piccola edicola funeraria del cimitero cittadino ormai compromessa dalla vicinanza di anonime e banali costruzioni succedetesi nel tempo.

POTENZA – CAPPELLA BRANCA (1888)

Successivamente la proprietà viene acquisita dalla famiglia “Reale” che riprendendo la struttura già realizzata (piano terra), rimodula il progetto secondo una finalità più “speculativa”.  

Probabilmente il nuovo progetto viene elaborato dall’ing. Saverio Reale, nato a Viggiano il 25 febbraio 1882, fratello dell’on.le Vito Reale,  con studio alla via Pretoria 133, già progettista unitamente  agli  ingg. Vincenzo Ricciuti e  ing. Emilio Simeoni, della prima casa popolare sita in piazza Crispi n. 1 (1921-1924).

La struttura del civico 62 (databile all’anno 1925-26) viene edificata a confine del fabbricato esistente.

Successivamente (primi anni ’30) viene  prolungata, adattandosi alla sagoma triangolare del lotto, fino alla punta estrema dove fa bella mostra di sé una suggestiva finestratura che perimetra per tre lati i vani retrostanti.

L’accesso alle abitazioni originariamente previsto a valle lungo corso XVIII agosto, a mezzo di un portale unico monumentale, viene realizzato distintamente per ciascun corpo di fabbrica, a monte, sui fronti di Via del Popolo.

Nonostante le continue ricerche (che comunque proseguono) non mi è stato possibile reperire gli elaborati originali dell’opera così come si presenta nello stato attuale.

L’EDIFICIO NEL CONTESTO URBANO
VIA DEL POPOLO

Possiamo sicuramente affermare che ci troviamo di fronte ad uno di quei rari casi, dove il completamento di un’opera, frutto del genio di un illustre architetto, viene portato a compimento salvaguardando i caratteri dell’edifico, restituendoci un esempio di singolare eleganza che emerge nel contesto urbano della città.

L’auspicio mio personale e della comunità del suo paese natale (Ruoti) è che il Comune capoluogo, a testimonianza del valore delle opere realizzate in tutto il mezzogiorno ed in particolare nella città di Potenza, possa dedicare all’insigne artista uno spazio “significativo” all’interno del centro storico.

Mi piace infine concludere riportando un passo della monografia che l’allievo Francesco De Fusco, dedica al suo maestro: “Giuseppe Pisanti ebbe l’anima di quei grandi artisti, dei cui nomi si adorna la storia del nostro Rinascimento, Ascanio Branca, che molto lo stimava, soleva dire che sarebbe stato ben degno dei tempi di Leone X, come un vero artista del passato non potette essere compreso nei nostri tempi.

 Ma “in questi nostri poveri tempi di cemento armato e di decorazioni architettoniche comprate belle e fatte a quintali ed a tonnellate, in altri paesi industriali ed industriosi del mondo, valuterà bene chi sa – scrisse Valentino Gervasi sul “Roma” (1913) – l’abnegazione e la coscienza artistica di Giuseppe Pisanti a cui, né la commenda, né  più alti onori accademici, né la sua partecipazione a consigli superiori, diminuirono il candido entusiasmo artistico, con cui egli venne alla conquista della gloria di Napoli dal suo umile paese di Ruoti in Basilicata”.

arch. Michele Bilancia

già Direttore ATER Potenza 


[[1]] Pisanti, Ricordi autobiografici – Napoli 1896

Parafrasando il titolo di un celebre dramma di Luigi Pirandello, mi accingo a fare alcune riflessioni sull’attività svolta dall’architetto Giuseppe Pisanti (Ruoti 1826 – Napoli 1923) nella città di Potenza.

Chi era Giuseppe PISANTI?  Mi aspetto che tutti rispondano, un valente architetto, indubbiamente lo è stato, personalmente lo definirei un uomo di valore.

Come recita un celebre aforisma di Albert Einsten: “Cerca di diventare non un uomo di successo ma piuttosto un uomo di valore”, in tale contesto aggiungerei che Giuseppe Pisanti è stato un uomo di “valori”.

Valori che ha trasmesso ai suoi allievi ed a quanti lo conobbero: umiltà, generosità, umanità, amore per l’arte e l’insegnamento. Una vita, la sua, che lo stesso definisce dedicata all’arte e alla scuola.

Mi piace richiamare qualche passo tratto da L. SINISGALLI, (Il ritratto di Scipione e altri racconti, MI, Mondadori, pp. 165-166): Lucano si nasce e si resta. Il lucano non si consola mai di quello che ha fatto, non gli basta mai quello che fa. Il lucano è perseguitato dal demone della insoddisfazione. Parlate con un contadino, con un pastore, con un vignaiolo, con un artigiano. Parlategli del suo lavoro. Vi risponderà che aveva in mente un’altra cosa, una cosa diversa. La farà un’altra volta.

Come gli indù, come gli etruschi il lucano pensa che la perfezione non è di questo mondo. E difatti,  scolari e bottai, tagliapietre e sarti, muratori e fornaciari si fanno seppellire ancora con tutti gli arnesi.  Essi pensano di poter compiere l’Opera in un’altra vita. Quando avranno pace.

Giuseppe Pisanti, per nascita e per indole, può  essere annoverato tra i lucani illustri.

Mai appagato dei propri progetti, intento spesso a disfare ciò che aveva pazientemente ideato, pervaso da un sentimento di insoddisfazione che lo portava a sottoporre ai suoi tanti committenti, varie versioni dell’opera commissionata.

Affermava così, con l’insegnamento e l’esempio che in “arte non vi è penna capace di tracciare la parola “fine”. [[1]]

Qualcuno, a questo punto, si chiederà dove nasce il mio interesse per questo personaggio.

Posso affermare che si è trattato di una circostanza casuale.

Mia figlia unitamente al marito, hanno acquistato casa in uno storico palazzo della città sito in Via del Popolo, denominato palazzo “Reale”.  

Una denominazione che non denota nobili e importanti origini, ma più semplicemente l’edificio prende il nome dalla famiglia “Reale” che costruì l’edificio e ne curò anche la realizzazione.

Dagli archivi del catasto si desume che la proprietà dell’immobile era intestata originariamente all’ing. Giuseppe Reale, fratello del più conosciuto Vito Reale che svolse la professione di Avvocato nel foro di Potenza. Fu Sindaco di Viggiano (suo paese Natale) dal 1910 al 1915 ,  eletto deputato dal 1919 al 1924 nel collegio di Brienza della Legislatura XXV e XXVI, durante quest’ultima fu segretario della Commissione Parlamentare permanente degli Affari Interni.  Fu Ministro dell’Interno nel Governo Badoglio del Regno del Sud, poi deputato di Potenza all’Assemblea Costituente.

Questo edificio particolarmente curato nel disegno degli eleganti prospetti, dal singolare assetto planimetrico che ricorda la sagoma del più celebre “Flatiron building”, si adagia al monumentale muraglione, confine meridionale della parte più antica della città di Potenza.

Da sempre ha catturato il mio interesse e mi sono chiesto, più volte, chi avesse progettato questo edificio dall’aspetto così nobile.

Le mie personali ricerche, presso l’archivio del Comune di Potenza e l’Archivio di Stato sono risultate infruttuose, peraltro la bibliografia che riguarda la città di Potenza non consente di trarre spunti significativi  per ricostruire la storia dell’edificio.

Più interessanti sono stati i contatti con le famiglie residenti, almeno quelle di più vecchia formazione, che mi hanno consentito di pervenire alla conclusione che l’idea progettuale dalla quale prende forma questo singolare edificio fosse opera dell’arch. Giuseppe Pisanti. Dalla consultazione del volume, scritto dall’arch. Piercarlo Crachi: “Pisanti e Castrucci architetti a Napoli”, si rileva che l’arch. Pisanti, oltre ad aver operato, prevalentemente, nella città di Napoli, ha realizzato varie opere in terra di  Basilicata.


Il Fuller Building, meglio noto come Flatiron Building (“ferro da stiro”), con i suoi 86,9 metri di altezza, al suo completamento nel 1902, era uno dei più alti edifici di New York.
Situato a Manhattan, l’edificio fu progettato dall’architetto di ChicagoDaniel Burnham in stile Beaux-Arts su un lotto triangolare compreso tra la 23a strada, la Fifth Avenue e Broadway guardando verso il Madison Square.
I newyorkesi furono subito attratti dall’edificio tanto da scommettere quanto a lungo sarebbe riuscito a resistere alle forti raffiche di vento che soffiano dove sorge. Il nome Flatiron fu coniato proprio dai cittadini della Grande Mela a causa della forma del palazzo che ricorda molto quella di un ferro da stiro (in inglese Flatiron). La punta dell’edificio è larga solamente 2 metri e si estende per 86,9 metri in altezza, divisi su ventidue piani. Il Flatiron Building restò l’edificio più alto di New York City fino alla costruzione del Park Row Building.

In particolare a Picerno (palazzo “Mancini”) e a Potenza,  la consulenza artistica per l’assetto distributivo interno del teatro “F. Stabile” (unitamente all’arch Enrico Alvino)  e per Ascanio Branca una cappella funeraria nel cimitero cittadino (fig. 3)  e il palazzo “Branca” che prende il nome dallo stesso committente dell’opera.  

Ascanio Branca (Potenza, 10 marzo1840Napoli, 7 marzo1903) è stato un patriota e politicoitaliano.
Nato da Gerardo e Maria Siani, la sua famiglia apparteneva al ceto borghese agrario. In gioventù, divenne membro del Consiglio del decurionato e dei notabili di Potenza. Aderì ai moti liberali del 1860 e fu tra gli artefici dell’insurrezione lucana. Fu comandante della “Brigata Lucana” che seguì Giuseppe Garibaldi fino a Napoli. Per l’impegno profuso, Garibaldi elogiò l’azione di Branca e dei suoi uomini rivolgendogli queste parole:
Partecipò in seguito alla Terza guerra di indipendenza, combattendo in Trentino a fianco di Garibaldi con il grado di ufficiale di Stato Maggiore. Al ritorno dal conflitto, Branca scrisse La campagna dei volontari italiani nel Tirolo, seguita da alcune riflessioni sulle riforme militari (1866), ove sono descritte le sue memorie di guerra. Nel 1870 fu eletto deputato del Collegio di Potenza, al posto del concittadino Paolo Cortese.
Fu deputato e ministro delle Finanze del Regno d’Italia nei Governi Starrabba II, Starrabba III, Starrabba IV e Starrabba V, Ministro dei Lavori Pubblici e delle Poste e Telegrafi nel Governo Starrabba I e dei Lavori Pubblici nel Governo Saracco.
Branca sposò, il 4 ottobre 1891, Anna Caracciolo dei Principi di Forino e Avellino (1871-1938) ed ebbe tre figli.
 

In merito al palazzo Branca l’arch. Crachi nelle note del volume citato, afferma: il palazzo “Branca”, realizzato tutto in pietra da taglio, viene demolito negli anni sessanta, per lasciare il posto alla solita speculazione edilizia

Quanto sostenuto, evidentemente frutto di una approssimativa ed equivoca informazione  da parte di personaggi locali, non trova riscontro nella realtà.

La documentazione estratta dall’archivio del Pisanti e riprodotta nello stesso libro, a pag. 68, mi ha fatto chiaramente intuire che il palazzo “Branca”, di cui si conservano ancora le planimetrie e un prospetto, non è altro che il palazzo “Reale”.

Dall’esame degli elaborati disponibili, attraverso le misurazioni riscontrate sul posto, si evince chiaramente che vi è perfetta corrispondenza, per forma e dimensioni, con l’edificio esistente .

PALAZZO “BRANCA – REALE”

Pianta Piano Terra – Corso XVIII Agosto
Pianta Piano Tipo
PROSPETTO – CORSO XVIII AGOSTO

L’andamento altimetrico del prospetto, lungo corso XVIII agosto rispecchia fedelmente l’andamento della viabilità attuale.  

Posso a questo punto, attraverso una ricostruzione verosimile, ripercorrere le fasi di sviluppo dell’opera, secondo la seguente cronologia.

Nel 1894 Giuseppe Pisanti progetta per conto di Ascanio Branca, proprietario dell’intero lotto sottostante il muraglione realizzato nel 1830 (?), il palazzo omonimo, così come rappresentato nella documentazione di archivio.

Viene realizzato, però, il solo piano terra comprendente i locali di servizio secondo l’impostazione che verrà conservata anche nell’attuale assetto distributivo.

Dalle foto che seguono risalenti ai principi dell’anno 1900, si rileva che l’edificio per un ventennio circa, ha conservato tale aspetto, anche perché, il ministro Branca, probabilmente,  per i gravosi impegni di governo, trascura i lavori che aveva avviato nella città di Potenza.       

Il piano terra, lungo corso XVIII agosto, ripropone pertanto il disegno originario del Pisanti,  con le aperture dei locali che seguono altimetricamente la pendenza della strada, e i corpi di testata (a destra e a sinistra) con aperture dal profilo ad arco ribassato.

Le foto, risalenti ai primi anni del novecento (1901-1903), inquadrano la parte basamentale dell’edificio (in fase di costruzione) così come progettata dal Pisanti per conto della famiglia “Branca”, proprietaria dell’area di sedime della costruzione.  

La foto, risalente al 1926, ritrae il primo corpo di fabbrica (oggi Via del Popolo n. 62) realizzato dalla famiglia “Reale”

Lo stesso stile viene riproposto nella piccola edicola funeraria del cimitero cittadino ormai compromessa dalla vicinanza di anonime e banali costruzioni succedetesi nel tempo.

POTENZA – CAPPELLA BRANCA (1888)

Successivamente la proprietà viene acquisita dalla famiglia “Reale” che riprendendo la struttura già realizzata (piano terra), rimodula il progetto secondo una finalità più “speculativa”.  

Probabilmente il nuovo progetto viene elaborato dall’ing. Saverio Reale, nato a Viggiano il 25 febbraio 1882, fratello dell’on.le Vito Reale,  con studio alla via Pretoria 133, già progettista unitamente  agli  ingg. Vincenzo Ricciuti e  ing. Emilio Simeoni, della prima casa popolare sita in piazza Crispi n. 1 (1921-1924).

La struttura del civico 62 (databile all’anno 1925-26) viene edificata a confine del fabbricato esistente.

Successivamente (primi anni ’30) viene  prolungata, adattandosi alla sagoma triangolare del lotto, fino alla punta estrema dove fa bella mostra di sé una suggestiva finestratura che perimetra per tre lati i vani retrostanti.

L’accesso alle abitazioni originariamente previsto a valle lungo corso XVIII agosto, a mezzo di un portale unico monumentale, viene realizzato distintamente per ciascun corpo di fabbrica, a monte, sui fronti di Via del Popolo.

Nonostante le continue ricerche (che comunque proseguono) non mi è stato possibile reperire gli elaborati originali dell’opera così come si presenta nello stato attuale.

L’EDIFICIO NEL CONTESTO URBANO
VIA DEL POPOLO

Possiamo sicuramente affermare che ci troviamo di fronte ad uno di quei rari casi, dove il completamento di un’opera, frutto del genio di un illustre architetto, viene portato a compimento salvaguardando i caratteri dell’edifico, restituendoci un esempio di singolare eleganza che emerge nel contesto urbano della città.

L’auspicio mio personale e della comunità del suo paese natale (Ruoti) è che il Comune capoluogo, a testimonianza del valore delle opere realizzate in tutto il mezzogiorno ed in particolare nella città di Potenza, possa dedicare all’insigne artista uno spazio “significativo” all’interno del centro storico.

Mi piace infine concludere riportando un passo della monografia che l’allievo Francesco De Fusco, dedica al suo maestro: “Giuseppe Pisanti ebbe l’anima di quei grandi artisti, dei cui nomi si adorna la storia del nostro Rinascimento, Ascanio Branca, che molto lo stimava, soleva dire che sarebbe stato ben degno dei tempi di Leone X, come un vero artista del passato non potette essere compreso nei nostri tempi.

 Ma “in questi nostri poveri tempi di cemento armato e di decorazioni architettoniche comprate belle e fatte a quintali ed a tonnellate, in altri paesi industriali ed industriosi del mondo, valuterà bene chi sa – scrisse Valentino Gervasi sul “Roma” (1913) – l’abnegazione e la coscienza artistica di Giuseppe Pisanti a cui, né la commenda, né  più alti onori accademici, né la sua partecipazione a consigli superiori, diminuirono il candido entusiasmo artistico, con cui egli venne alla conquista della gloria di Napoli dal suo umile paese di Ruoti in Basilicata”.

arch. Michele Bilancia

già Direttore ATER Potenza 


[[1]] Pisanti, Ricordi autobiografici – Napoli 1896

3 COMMENTI

  1. Un approfondimento inusuale nell’opaco grigiore offerto e sofferto dagli addetti ai lavori del cerchio magico cittadino nostrano: uno sforzo e una sferza critica nobile appropriata che restituisce slancio ed entusiasmo al patrimonio storico-culturale della nostra città, purtroppo ancora troppo spesso misconosciuto e, peggio ancora, destinato ad un ingrato colpevole oblìo

  2. Competenza, entusiasmo, arte e dedizione: questi i caratteri salienti dell’architetto Pisani che emergono da uno scritto piacevole, dotto e intrigrante insieme. Si, credo che l’autore abbia ben sintetizzato le peculiarità dell’indole lucana: determinazione e perenne insoddisfazione. Auspico, infine, che il nostro concittadino RUOTESE abbia un giusto riconoscimento anche nella municipalità più rappresentativa a livello provinciale e regionale.

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