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venerdì, 19 Luglio, 2024

Un museo ritrovato: il rientro a Grumentum della collezione Danio – Perrone

I musei sono quei posti dove il tempo si trasforma in spazio, è come fare un viaggio di migliaia di anni restando ancorati nel presente.

Nel Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri a Grumento Nova, questo viaggio nel tempo si è arricchito con una nuova sezione museale: la collezione Danio-Perrone, che ritorna a Grumentum dopo circa 100 anni. L’allestimento è stato fortemente voluto dall’arch. Annamaria Mauro, Direttore Regionale Musei della Basilicata, ed è stato curato dal dr. Francesco Tarlano, direttore del Museo e del Parco Archeologico di Grumentum, in collaborazione con il personale della Direzione Musei della Basilicata e del Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri. Per la prima volta sarà possibile ammirare cinque dei reperti che facevano parte della “camera delle meraviglie” raccolta nel Settecento dall’arciprete Carlo Danio nel suo giardino di Saponaria (oggi Grumento Nova).

La collezione, dispersa dopo la sua morte, fu in parte raccolta di nuovo dal deputato Francesco Perrone agli inizi del Novecento e poi trasportata a Reggio Calabria nel 1927. Tra i manufatti, prevalentemente di età romana imperiale, spiccano uno straordinario bassorilievo mutilo, con la rappresentazione di una scena di sacrificio di toro (forse un suovetaurilia), e una statua di guerriero barbuto con elmo e lorica, da interpretarsi probabilmente come Marte.

Dell’importanza di quest’acquisizione, ma anche dei progetti futuri, ne parla il direttore del Museo e del Parco Archeologico di Grumentum, il dott. Francesco Tarlano.

Qual è il valore nel far ritornare parte della collezione Danio – Perrone a Grumento, cosa significa per la comunità?

Il rientro dei cinque reperti della collezione Danio-Perrone ha un duplice valore: in primis accresce il patrimonio del Museo e quindi tutti i visitatori (turisti, viaggiatori, scolaresche…) possono ammirare oggetti straordinari e particolarmente importanti sulla storia di Grumentum e sul momento in cui la città, tra il periodo augusteo e giulio-claudio, diventò pienamente romana e si rappresentò come una “piccola Roma”. Poi, ha un valore particolare per la comunità grumentina e per le comunità della Val d’Agri perché per la prima volta diventa fruibile per il pubblico quello che fu il primo museo di antichità grumentine, nel Settecento. In quell’epoca, la collezione però non era visibile a tutti perché collocata in un giardino privato, quindi l’aver donato questo patrimonio alla collettività aggiunge un ulteriore valore all’esposizione. In questo senso la collezione diventa, infatti, un “Museo nel Museo” e quindi rappresenta un vero e proprio patrimonio identitario per la comunità locale.

Come si è riusciti a far tornare alcune opere della collezione a Grumento, e se ci sono altri manufatti  che rientreranno a casa?    

All’interno del progetto “100 opere tornano a casa”, promosso dal Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna e dalla Direttrice Regionale Musei arch. Annamaria Mauro. Infatti, anche Grumentum ha

beneficiato del rientro di opere di cui da decenni la comunità attendeva il rientro. Non è stato facile, perché è sempre complicata l’organizzazione di un’esposizione museale: si pensi alla movimentazione e all’allestimento di reperti delicati e di grandi dimensioni.

Tuttavia, vorremo che questo fosse solo il primo passo per il rientro di numerosi manufatti che provengono dall’alta Val d’Agri e, che negli anni sono stati collocati nei musei di tutto il mondo.

Quali sono, le attività in programma del Museo Nazionale e del Parco archeologico di Grumentum?

Il “Museo ritrovato” non è solo la collezione Danio-Perrone, ma è anche il Museo dell’Alta Val                d’Agri, che vuole assumere a tutti gli effetti il luogo della cultura per eccellenza della valle: luogo di ricerca, di tutela, di valorizzazione, di crescita collettiva.

Le progettualità sono numerose, soprattutto sul parco di Grumentum: contiamo in tempi relativamente brevi, di chiudere i diversi interventi che renderanno ancora più attrattivo il parco archeologico, con l’inaugurazione definitiva dell’area delle terme maggiori, del percorso multimediale diurno e notturno e con l’unificazione delle diverse aree per una visita sempre più immersiva e affascinante attraverso i resti monumentali di quella che fu la maggiore città romana                 della Regio III Lucania et Bruttii. Vogliamo poi che la collettività si riappropri sempre più di questi luoghi, vivendoli e sentendoli innanzitutto “propri”.

Solo in questa maniera, attraverso il pieno coinvolgimento delle comunità, si potrà attuare appieno una tutela e una valorizzazione del nostro patrimonio archeologico.

La narrazione della dispersione e del recupero della collezione Danio-Perrone renderà ancora più attrattivi Grumentum e il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, in un momento di ripresa dei luoghi della cultura. In questo senso, Grumentum, radice comune per i borghi dell’alta Val d’Agri, assumerà appieno la funzione di luogo della cultura identitario per i cittadini dell’Alta Val d’Agri e dell’intera Lucania.

I musei sono quei posti dove il tempo si trasforma in spazio, è come fare un viaggio di migliaia di anni restando ancorati nel presente.

Nel Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri a Grumento Nova, questo viaggio nel tempo si è arricchito con una nuova sezione museale: la collezione Danio-Perrone, che ritorna a Grumentum dopo circa 100 anni. L’allestimento è stato fortemente voluto dall’arch. Annamaria Mauro, Direttore Regionale Musei della Basilicata, ed è stato curato dal dr. Francesco Tarlano, direttore del Museo e del Parco Archeologico di Grumentum, in collaborazione con il personale della Direzione Musei della Basilicata e del Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri. Per la prima volta sarà possibile ammirare cinque dei reperti che facevano parte della “camera delle meraviglie” raccolta nel Settecento dall’arciprete Carlo Danio nel suo giardino di Saponaria (oggi Grumento Nova).

La collezione, dispersa dopo la sua morte, fu in parte raccolta di nuovo dal deputato Francesco Perrone agli inizi del Novecento e poi trasportata a Reggio Calabria nel 1927. Tra i manufatti, prevalentemente di età romana imperiale, spiccano uno straordinario bassorilievo mutilo, con la rappresentazione di una scena di sacrificio di toro (forse un suovetaurilia), e una statua di guerriero barbuto con elmo e lorica, da interpretarsi probabilmente come Marte.

Dell’importanza di quest’acquisizione, ma anche dei progetti futuri, ne parla il direttore del Museo e del Parco Archeologico di Grumentum, il dott. Francesco Tarlano.

Qual è il valore nel far ritornare parte della collezione Danio – Perrone a Grumento, cosa significa per la comunità?

Il rientro dei cinque reperti della collezione Danio-Perrone ha un duplice valore: in primis accresce il patrimonio del Museo e quindi tutti i visitatori (turisti, viaggiatori, scolaresche…) possono ammirare oggetti straordinari e particolarmente importanti sulla storia di Grumentum e sul momento in cui la città, tra il periodo augusteo e giulio-claudio, diventò pienamente romana e si rappresentò come una “piccola Roma”. Poi, ha un valore particolare per la comunità grumentina e per le comunità della Val d’Agri perché per la prima volta diventa fruibile per il pubblico quello che fu il primo museo di antichità grumentine, nel Settecento. In quell’epoca, la collezione però non era visibile a tutti perché collocata in un giardino privato, quindi l’aver donato questo patrimonio alla collettività aggiunge un ulteriore valore all’esposizione. In questo senso la collezione diventa, infatti, un “Museo nel Museo” e quindi rappresenta un vero e proprio patrimonio identitario per la comunità locale.

Come si è riusciti a far tornare alcune opere della collezione a Grumento, e se ci sono altri manufatti  che rientreranno a casa?    

All’interno del progetto “100 opere tornano a casa”, promosso dal Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna e dalla Direttrice Regionale Musei arch. Annamaria Mauro. Infatti, anche Grumentum ha

beneficiato del rientro di opere di cui da decenni la comunità attendeva il rientro. Non è stato facile, perché è sempre complicata l’organizzazione di un’esposizione museale: si pensi alla movimentazione e all’allestimento di reperti delicati e di grandi dimensioni.

Tuttavia, vorremo che questo fosse solo il primo passo per il rientro di numerosi manufatti che provengono dall’alta Val d’Agri e, che negli anni sono stati collocati nei musei di tutto il mondo.

Quali sono, le attività in programma del Museo Nazionale e del Parco archeologico di Grumentum?

Il “Museo ritrovato” non è solo la collezione Danio-Perrone, ma è anche il Museo dell’Alta Val                d’Agri, che vuole assumere a tutti gli effetti il luogo della cultura per eccellenza della valle: luogo di ricerca, di tutela, di valorizzazione, di crescita collettiva.

Le progettualità sono numerose, soprattutto sul parco di Grumentum: contiamo in tempi relativamente brevi, di chiudere i diversi interventi che renderanno ancora più attrattivo il parco archeologico, con l’inaugurazione definitiva dell’area delle terme maggiori, del percorso multimediale diurno e notturno e con l’unificazione delle diverse aree per una visita sempre più immersiva e affascinante attraverso i resti monumentali di quella che fu la maggiore città romana                 della Regio III Lucania et Bruttii. Vogliamo poi che la collettività si riappropri sempre più di questi luoghi, vivendoli e sentendoli innanzitutto “propri”.

Solo in questa maniera, attraverso il pieno coinvolgimento delle comunità, si potrà attuare appieno una tutela e una valorizzazione del nostro patrimonio archeologico.

La narrazione della dispersione e del recupero della collezione Danio-Perrone renderà ancora più attrattivi Grumentum e il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, in un momento di ripresa dei luoghi della cultura. In questo senso, Grumentum, radice comune per i borghi dell’alta Val d’Agri, assumerà appieno la funzione di luogo della cultura identitario per i cittadini dell’Alta Val d’Agri e dell’intera Lucania.

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