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venerdì, 19 Luglio, 2024

Luigi Maria Lombardi Satriani

Il 30 maggio 2022 si è spento a Roma l’insigne folklorista, docente universitario e già senatore della repubblica Luigi Maria Lombardi Satriani. Nato a Briatico il 10 dicembre 1933, ha seguìto le orme di un altro illustre ricercatore di tradizioni calabresi, lo zio Raffaele Lombardi Satriani (1873-1966), autore in particolare di 11 lavori inerenti, 6 di Canti, 1 di Credenze e 4 di Racconti. L’intera opera avrebbe dovuto raggiungere quota 20, ma, come si vede, si è fermata a 11. Il primo Satriani resta comunque una colonna della letteratura cosiddetta gnomica.

Ho conosciuto il prof. Luigi Maria nel lontano 1963 nella sua casa di San Costantino di Briatico. Un pomeriggio mi ci sono recato con mons. Giuseppe Pignataro, da tempo in grande amistà col di lui zio. Ci siamo intrattenuti alquanto e nel congedarci, appreso che, ignari, eravamo pervenuti dall’erta via di Nicotera, ci ha consigliato per il ritorno quella più agevole che portava all’ex-campo di aviazione di Vibo Valentia. In successione mi son fatto un dovere d’inviargli i miei iniziali approcci in tema di folklore. Così teneva a riscontrare il 9 febbraio dell’anno appresso su carta intestata della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina, dov’era allora già impegnato professionalmente:

«ricevo oggi le Sue pubblicazioni, che leggerò con vivo interesse. Per uno scritto veramente si tratterà di rilettura, avendolo già visto di “Folklore della Calabria”. Le sono grato per l’invio, da me molto gradito e formulo vivissimi auguri per la Sua attività. Con molti, cordiali saluti».

Sono trascorsi degli anni, ma il professore ha tenuto di tanto in tanto a inviarmi sue opere, che ho variamente recensito. Il 3 luglio 1970 così mi scriveva da Roma:

«ho letto con interesse la Sua recensione del mio libro “Contenuti ambivalenti del folklore calabrese ecc. e La ringrazio molto.

Mi farebbe piacere poter discutere con Lei alcuni punti in qualche altra pubblicazione ho affrontato alcuni problemi che Lei solleva nella recensione e, se avremo occasione di incontrarci, ne potremo parlare lungamente. Fra giorni Le farò inviare dall’editore la seconda edizione, che ho curato recentemente, dei “Proverbi in uso in San Costantino di Briatico” di mio zio Raffaele Lombardi Satriani. Molti, cordiali saluti».

Così esponevo nel merito (La Calabria, a. 1970, n. 8), tra l’altro:

«Diciamo subito che il lavoro del Satriani, che in gran parte era già apparso separatamente in varie riviste a carattere regionale, non è uno dei soliti campionari di etnografia che si raccolgono per paura di vedere sparire da un momento all’altro sotto l’impulso della civiltà avanzante, ma appare quale sorta d’indagine, scrupolosamente condotta, che dà riscontro a tutti i perché finora rimasti senza risposta. Perché il folklore è la scienza del popolo? Perché il popolo ha espresso dati concetti e non altri? A cosa si deve l’opposizione del popolo alla classe dominante?».

Il 21 ottobre dello stesso anno ennesima missiva da San Costantino:

«rientrando in Calabria, trovo le sue due lettere e l’articolo. La ringrazio molto per l’attenzione con la quale segue la mia attività e per l’incoraggiamento a ripubblicare la “Biblioteca delle tradizioni popolari calabresi”. Ho curato da poco la seconda edizione di “Racconti popolari calabresi”, vol. I, e ho detto al mio editore di inviargliene una copia. Curerò, via via, la ristampa di tutti i volumi pubblicati da mio zio Raffaele, in modo da mettere di nuovo a disposizione degli studiosi il materiale folklorico veramente indispensabile per la comprensione effettiva della cultura delle classi subalterne calabresi raccolto da mio zio».

Il 31 dicembre del 1971 sempre dalla medesima sede:

«speravo di incontrarLa giorno 26 con Monsignor Pignataro, ma, come saprà, l’incontro è stato rinviato e spero molto che si sia ripreso. Ricevo oggi il fascicolo di “Studi Meridionali” con la sua recensione del volume dei Proverbi e il suo estratto Oppido e Tresilico nei registri parrocchiali, che leggerò con vivissimo interesse. La ringrazio molto per il gradito invio. Ha ricevuto il volume Credenze popolari calabresi, di cui ho curato recentemente la seconda edizione? Se l’editore non avesse provveduto all’invio, Le fare inviare una copia, secondo quanto avevo già disposto.

In attesa di incontrarLa di persona, Le invio i miei più cordiali auguri per il nuovo anno e molti saluti».

Appresso lettera datata Messina 20 marzo 1972:

«ricevo la Sua recensione della seconda edizione di Credenze popolari calabresi e La ringrazio vivamente per il consenso che esprime via via alla mia attività e, in particolare, all’iniziativa di ripubblicare le opere di mio zio, fondamentali per la loro ricognizione sistematica del folklore calabrese. Spero che ci incontreremo tra non molto e, con cordiali ringraziamenti, Le invio i miei migliori saluti».

Un ulteriore riscontro si offre il 18 settembre:

«ricevo il numero di “Brutium”, con il Suo interessante scritto Scrittori e poeti a Tresilico poco o affatto conosciuti e i ritagli di “Storia illustrata” e della “Gazzetta del Sud”. La ringrazio molto per la Sua sollecitudine e spero vivamente di incontrarLa ancora e di continuare i discorsi avviati nel nostro rapido incontro di San Costantino».

L’ultima lettera indirizzatami dal Prof. Lombardi Satriani ha la data del dicembre 73. Di seguito le frasi che il noto studioso ha inteso vergare:

«soltanto ora, rientrando a San Costantino di Briatico, trovo le copie di “La nuova Gazzetta di Calabria” con la Sua recensione.

Le sono vivamente grato per l’interesse con cui segue la mia attività e per il giudizio estremamente positivo che dà dei miei scritti. Il consenso che il mio discorso sul folklore incontra presso numerosi amici è un forte stimolo a continuare la ricerca nella direzione già intrapresa.

Spero che avrò presto l’occasione di incontrarLa e, con i miei ringraziamenti più sentiti, Le invio molti, cordiali auguri per il nuovo anno e saluti».

Il tutto era dovuto alla recensione del libro “Folklore & Profitto”. Questo il passo iniziale dell’articolo apparso su La Nuova Gazzetta di Calabria nn. 13-14 dell’annata 1973:

«Il Folklore è la cultura delle classi subalterne, il Folklore è contestazione, il Folklore è strumentalizzato dall’industria, il Folklore è condannato a morire: questi sono i temi principali attraverso i quali si articola il nuovo lavoro sul folklore di Luigi M. Lombardi Satriani, uno studioso attento alla materia, che pur non prescindendo dal ricco patrimonio raccolto soprattutto negli anni dell’Ottocento, ha iniziato da parecchio tempo a trattare tale ramo della cultura umana con un metodo più incisivo e più rispondente alla realtà di oggi.

Il Folklore ha perso ormai la funzione di servire da passatempo di ricerca ad una sparuta èlite dii studiosi ed è interamente uscito dal “ghetto” in cui fino a pochi decenni sembrava confinato, iniziando una nuova vita ed incominciando ad interessare sempre più nuovi strati sociali».

Oltre quanto riferito, ho avuto ancora il piacere di recensire opere del prof. Satriani: ”Antropologia culturale e analisi della cultura subalterna” (La Calabria, n. 17, a. 1974) e “Menzogna e verità nella cultura contadina del Sud” (La Voce di Calabria, n. 10, a. 1975).

Dal 1973 il rapporto epistolare si è interrotto per ovvi motivi, ma gli incontri non sono mancati soprattutto in frangenti di convegni organizzati in varie località, come un paio di volte a San Nicola da Crissa. Nel 1998 mi è capitato di contattare il prof. Lombardi Satriani proprio a Oppido mentre scendeva per le scale del Comune, dov’era pervenuto dopo la barbara uccisione di Mariangela Ansalone e del nonno. Rientrava nella sua responsabilità politica perché membro della bicamerale sull’organizzazione mafiosa e sulle realtà criminali. Al Senato è rimasto dal 1996 al 2001. Intanto ha svolto l’impegno universitario tra Napoli, Roma e Arcavacata. L’ultimo approccio è avvenuto a Maropati nel 2006 a un convegno indetto per ricordare Antonio Piromalli. Al suo primo intervenuto si è rivolto a me per ringraziarmi di averlo omaggiato di un mio opuscolo recante un profilo dell’egregio professore di letteratura calabrese con relativa foto in copertina, che per lui ha rappresentato una gradita e inaspettata sorpresa.

Il 30 maggio 2022 si è spento a Roma l’insigne folklorista, docente universitario e già senatore della repubblica Luigi Maria Lombardi Satriani. Nato a Briatico il 10 dicembre 1933, ha seguìto le orme di un altro illustre ricercatore di tradizioni calabresi, lo zio Raffaele Lombardi Satriani (1873-1966), autore in particolare di 11 lavori inerenti, 6 di Canti, 1 di Credenze e 4 di Racconti. L’intera opera avrebbe dovuto raggiungere quota 20, ma, come si vede, si è fermata a 11. Il primo Satriani resta comunque una colonna della letteratura cosiddetta gnomica.

Ho conosciuto il prof. Luigi Maria nel lontano 1963 nella sua casa di San Costantino di Briatico. Un pomeriggio mi ci sono recato con mons. Giuseppe Pignataro, da tempo in grande amistà col di lui zio. Ci siamo intrattenuti alquanto e nel congedarci, appreso che, ignari, eravamo pervenuti dall’erta via di Nicotera, ci ha consigliato per il ritorno quella più agevole che portava all’ex-campo di aviazione di Vibo Valentia. In successione mi son fatto un dovere d’inviargli i miei iniziali approcci in tema di folklore. Così teneva a riscontrare il 9 febbraio dell’anno appresso su carta intestata della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina, dov’era allora già impegnato professionalmente:

«ricevo oggi le Sue pubblicazioni, che leggerò con vivo interesse. Per uno scritto veramente si tratterà di rilettura, avendolo già visto di “Folklore della Calabria”. Le sono grato per l’invio, da me molto gradito e formulo vivissimi auguri per la Sua attività. Con molti, cordiali saluti».

Sono trascorsi degli anni, ma il professore ha tenuto di tanto in tanto a inviarmi sue opere, che ho variamente recensito. Il 3 luglio 1970 così mi scriveva da Roma:

«ho letto con interesse la Sua recensione del mio libro “Contenuti ambivalenti del folklore calabrese ecc. e La ringrazio molto.

Mi farebbe piacere poter discutere con Lei alcuni punti in qualche altra pubblicazione ho affrontato alcuni problemi che Lei solleva nella recensione e, se avremo occasione di incontrarci, ne potremo parlare lungamente. Fra giorni Le farò inviare dall’editore la seconda edizione, che ho curato recentemente, dei “Proverbi in uso in San Costantino di Briatico” di mio zio Raffaele Lombardi Satriani. Molti, cordiali saluti».

Così esponevo nel merito (La Calabria, a. 1970, n. 8), tra l’altro:

«Diciamo subito che il lavoro del Satriani, che in gran parte era già apparso separatamente in varie riviste a carattere regionale, non è uno dei soliti campionari di etnografia che si raccolgono per paura di vedere sparire da un momento all’altro sotto l’impulso della civiltà avanzante, ma appare quale sorta d’indagine, scrupolosamente condotta, che dà riscontro a tutti i perché finora rimasti senza risposta. Perché il folklore è la scienza del popolo? Perché il popolo ha espresso dati concetti e non altri? A cosa si deve l’opposizione del popolo alla classe dominante?».

Il 21 ottobre dello stesso anno ennesima missiva da San Costantino:

«rientrando in Calabria, trovo le sue due lettere e l’articolo. La ringrazio molto per l’attenzione con la quale segue la mia attività e per l’incoraggiamento a ripubblicare la “Biblioteca delle tradizioni popolari calabresi”. Ho curato da poco la seconda edizione di “Racconti popolari calabresi”, vol. I, e ho detto al mio editore di inviargliene una copia. Curerò, via via, la ristampa di tutti i volumi pubblicati da mio zio Raffaele, in modo da mettere di nuovo a disposizione degli studiosi il materiale folklorico veramente indispensabile per la comprensione effettiva della cultura delle classi subalterne calabresi raccolto da mio zio».

Il 31 dicembre del 1971 sempre dalla medesima sede:

«speravo di incontrarLa giorno 26 con Monsignor Pignataro, ma, come saprà, l’incontro è stato rinviato e spero molto che si sia ripreso. Ricevo oggi il fascicolo di “Studi Meridionali” con la sua recensione del volume dei Proverbi e il suo estratto Oppido e Tresilico nei registri parrocchiali, che leggerò con vivissimo interesse. La ringrazio molto per il gradito invio. Ha ricevuto il volume Credenze popolari calabresi, di cui ho curato recentemente la seconda edizione? Se l’editore non avesse provveduto all’invio, Le fare inviare una copia, secondo quanto avevo già disposto.

In attesa di incontrarLa di persona, Le invio i miei più cordiali auguri per il nuovo anno e molti saluti».

Appresso lettera datata Messina 20 marzo 1972:

«ricevo la Sua recensione della seconda edizione di Credenze popolari calabresi e La ringrazio vivamente per il consenso che esprime via via alla mia attività e, in particolare, all’iniziativa di ripubblicare le opere di mio zio, fondamentali per la loro ricognizione sistematica del folklore calabrese. Spero che ci incontreremo tra non molto e, con cordiali ringraziamenti, Le invio i miei migliori saluti».

Un ulteriore riscontro si offre il 18 settembre:

«ricevo il numero di “Brutium”, con il Suo interessante scritto Scrittori e poeti a Tresilico poco o affatto conosciuti e i ritagli di “Storia illustrata” e della “Gazzetta del Sud”. La ringrazio molto per la Sua sollecitudine e spero vivamente di incontrarLa ancora e di continuare i discorsi avviati nel nostro rapido incontro di San Costantino».

L’ultima lettera indirizzatami dal Prof. Lombardi Satriani ha la data del dicembre 73. Di seguito le frasi che il noto studioso ha inteso vergare:

«soltanto ora, rientrando a San Costantino di Briatico, trovo le copie di “La nuova Gazzetta di Calabria” con la Sua recensione.

Le sono vivamente grato per l’interesse con cui segue la mia attività e per il giudizio estremamente positivo che dà dei miei scritti. Il consenso che il mio discorso sul folklore incontra presso numerosi amici è un forte stimolo a continuare la ricerca nella direzione già intrapresa.

Spero che avrò presto l’occasione di incontrarLa e, con i miei ringraziamenti più sentiti, Le invio molti, cordiali auguri per il nuovo anno e saluti».

Il tutto era dovuto alla recensione del libro “Folklore & Profitto”. Questo il passo iniziale dell’articolo apparso su La Nuova Gazzetta di Calabria nn. 13-14 dell’annata 1973:

«Il Folklore è la cultura delle classi subalterne, il Folklore è contestazione, il Folklore è strumentalizzato dall’industria, il Folklore è condannato a morire: questi sono i temi principali attraverso i quali si articola il nuovo lavoro sul folklore di Luigi M. Lombardi Satriani, uno studioso attento alla materia, che pur non prescindendo dal ricco patrimonio raccolto soprattutto negli anni dell’Ottocento, ha iniziato da parecchio tempo a trattare tale ramo della cultura umana con un metodo più incisivo e più rispondente alla realtà di oggi.

Il Folklore ha perso ormai la funzione di servire da passatempo di ricerca ad una sparuta èlite dii studiosi ed è interamente uscito dal “ghetto” in cui fino a pochi decenni sembrava confinato, iniziando una nuova vita ed incominciando ad interessare sempre più nuovi strati sociali».

Oltre quanto riferito, ho avuto ancora il piacere di recensire opere del prof. Satriani: ”Antropologia culturale e analisi della cultura subalterna” (La Calabria, n. 17, a. 1974) e “Menzogna e verità nella cultura contadina del Sud” (La Voce di Calabria, n. 10, a. 1975).

Dal 1973 il rapporto epistolare si è interrotto per ovvi motivi, ma gli incontri non sono mancati soprattutto in frangenti di convegni organizzati in varie località, come un paio di volte a San Nicola da Crissa. Nel 1998 mi è capitato di contattare il prof. Lombardi Satriani proprio a Oppido mentre scendeva per le scale del Comune, dov’era pervenuto dopo la barbara uccisione di Mariangela Ansalone e del nonno. Rientrava nella sua responsabilità politica perché membro della bicamerale sull’organizzazione mafiosa e sulle realtà criminali. Al Senato è rimasto dal 1996 al 2001. Intanto ha svolto l’impegno universitario tra Napoli, Roma e Arcavacata. L’ultimo approccio è avvenuto a Maropati nel 2006 a un convegno indetto per ricordare Antonio Piromalli. Al suo primo intervenuto si è rivolto a me per ringraziarmi di averlo omaggiato di un mio opuscolo recante un profilo dell’egregio professore di letteratura calabrese con relativa foto in copertina, che per lui ha rappresentato una gradita e inaspettata sorpresa.

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