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lunedì, 26 Febbraio, 2024

Enzo D’Agostino

Il 23 novembre del 2021 si è spento Enzo D’Agostino di Siderno, insegnante di lettere alla scuola media, deputato di storia patria per la Calabria, nel cui direttivo si è impegnato a lungo e autore di tantissime quotate opere di storiografia interessanti in particolare la diocesi di Gerace. Aveva 82 anni essendo nato l’8 agosto del 1939. Conosciuto sin dagli aa. 70, l’ho frequentato parecchio a motivo di ricerche di natura storica e di partecipazione alle riunioni periodiche di detto sodalizio o ai convegni svolti in regione e fuori, tra cui Paola, Gerace, Locri, Cosenza, San Nicola da Crissa, Mammola, Catanzaro, Oppido, Roma, Salerno, Polsi, Città della Pieve, Perugia, Bova, Reggio Calabria. Per arrivare a destinazione spesso ci abbinavamo. Fifone al massimo grado, al mio primo viaggio in aereo da Roma a Reggio gli ho ceduto ben volentieri il posto accosto al finestrino.

Con Enzo, dati i rapporti ricorrenti, non c’è stato bisogno di spedire missive dietro missive. Era più che sufficiente il telefono. Non così il computer, che lui utilizzava in buona parte per ricevere documentazioni o scritti che gl’interessavano. Conservo appena un biglietto da visita con data 24 novembre 1975 e una cartolina con l’immagine della Madonna di Polsi. Nella seconda così mi avvisava scherzosamente: «Ho ricevuto i Suoi “Sanfedisti”: “parlerò” con loro e poi ne parlerò in Calabria Letteraria». Ci eravamo conosciuti qualche anno prima in un convegno tenutosi nel salone dell’Arcivescovado a Reggio. Lui si accompagnava a Mons. Vincenzo Nadile, pure lui studioso ionico e, come me, era alle prime armi. Si qualificava un patito collezionista di francobolli e sono stato felice d’inviargliene a iosa provenienti da svariate nazioni estere. Una volta, celiando, mi ha domandato se avessi svaligiato una rivendita. Il professore D’Agostino, ricercatore serio e puntiglioso, sapeva essere anche gioviale e scherzoso. Trovandomi a San Marino, mi son fatto tappezzare una cartolina con francobolli di vario e minimo taglio e gliel’ho spedita. Da Arquà Petrarca altra sorpresa. Sulla cartolina oltre la mia e di mia moglie c’erano anche le firme di una sua sorella e di un cognato che avevo appena conosciuto.

Con Enzo lo studio dei trascorsi storici della circoscrizione di Gerace ha prodotto passi da gigante sia per la mole di atti rintracciati soprattutto negli archivi diocesano, di cui era “padrone” in ogni senso e vaticano. Siffattamente, tra l’altro, scrivevo recensendo nel 2005 su Calabria Sconosciuta (n. 105) la sua “Gerace nel XVII secolo” (Falzea, RC 2003):

«D’Agostino, studioso puntuale nella ricerca sistematica e nel vaglio severo delle fonti archivistiche e bibliografiche, ricostruisce con vivezza d’immagini e testimonianze palpitanti uno dei periodi più bui di una comunità, che, dapprima in secondo piano rispetto a Terranova, riuscirà poi a sopravvanzarla e ad incastonare fra le gemme del suo prestigio, accanto al titolo vescovile anche quello laico di principe.

La parte più interessante del volume e, a parer mio, quella finale. Concentra in essa il D’Agostino, oltre alle note sulla nobiltà, la vita del popolo minuto: artigiani, braccianti, contadini, operai, schiavi, chierici, religiosi, diaconi selvaggi, bizzoche, confratelli delle congreghe, tutto un microcosmo che nella sua semplicità operativa rappresentava il centro vitale di una società».

Ha fatto seguito per Rubbettino editore nel 2005 “Da Locri a Gerace-Storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480”. Questo l’incipit della mia recensione sulla stessa rivista nel numero successivo:

«Enzo D’Agostino, che già nel 1981 ci aveva dato “I Vescovi di Gerace-Locri”, si ripropone all’attenzione con una documentatissima e ragionata storia della diocesi ionica, che, pur trattando nuovamente dei presuli dalle origini all’abolizione del rito greco, offre il cammino unitario delle varie comunità, che vi si riconoscono. A tal proposito non poteva egli che dare principio alla sua fatica interessandosi di Locri e zone contermini, plaga dove sicuramente attecchì presto la parola della Chiesa».

L’ultimo notevole impegno di D’Agostino, almeno a quanto mi risulta, dovrebbe essere “La Cattedra sulla Rupe-Storia della Diocesi di Gerace (Calabria) dalla soppressione del rito greco al trasferimento della sede (1480-1954)”, pubblicata sempre con l’editore Rubbettino nel 2015, di cui ho scritto sul n. 146 di Calabria Sconosciuta:

«Il libro è una storia della diocesi di Gerace, ma la preparazione dell’autore e la sua scrupolosità nel raccogliere ogni dato sicuro ha consentito di allargare il discorso non solo a quanto inerente a popolazioni, istituzioni, personaggi, episodi accertati per l’ambito interessato, ma anche ai rapporti con le diocesi contermini e con la regione tutta.

L’opera odierna è condotta col crisma della precisione documentaria, ma senza concessioni a puntigliosità di sorta. Nonostante il carico di date e di nomi indispensabili in lavori del genere, essa scorre fluidamente senza stancare e porta lo studioso e quindi il lettore a riscoprire, oltre alla particolare storia del succedersi dei vari presuli, alcuni veramente di grande elevatezza come Barlaam, Atanasio Chalkéopulos, Ottaviano Pasqua, Giovanni Battista Chiappe e Giancarlo Maria Bregantini, eventi che nel bene e nel male, hanno avuti echi grandissimi».

Negli ultimi tempi, causa il covid e la mia mancata presenza ai raduni della deputazione di storia patria, dalla cui dirigenza mi sono estromesso anzitutto per il comportamento scorretto di certi associati, non ho avuto occasioni d’incontro con l’amico Enzo, ma le telefonate non sono mancate. Recandomi a Siderno per esami di carattere sanitario, non mancavo di passare dal suo studiolo di via Fermi. In un’occasione ha svolto per me una specifica indagine riguardante Oppido presso l’archivio diocesano di Locri. Avevo inoltrato la richiesta al direttore pur con l’avallo di d. Letterio Festa, responsabile di quello di Oppido, ma tale, del pari un sacerdote, non ha ritenuto ch’ero meritevole di riscontro. Quindi silenzio e muti! Probabilmente ha pensato che non ero alla sua altezza, perciò non degno di risposta. In tutta verità con D’Agostino la disponibilità era sempre reciproca.

Il 23 novembre del 2021 si è spento Enzo D’Agostino di Siderno, insegnante di lettere alla scuola media, deputato di storia patria per la Calabria, nel cui direttivo si è impegnato a lungo e autore di tantissime quotate opere di storiografia interessanti in particolare la diocesi di Gerace. Aveva 82 anni essendo nato l’8 agosto del 1939. Conosciuto sin dagli aa. 70, l’ho frequentato parecchio a motivo di ricerche di natura storica e di partecipazione alle riunioni periodiche di detto sodalizio o ai convegni svolti in regione e fuori, tra cui Paola, Gerace, Locri, Cosenza, San Nicola da Crissa, Mammola, Catanzaro, Oppido, Roma, Salerno, Polsi, Città della Pieve, Perugia, Bova, Reggio Calabria. Per arrivare a destinazione spesso ci abbinavamo. Fifone al massimo grado, al mio primo viaggio in aereo da Roma a Reggio gli ho ceduto ben volentieri il posto accosto al finestrino.

Con Enzo, dati i rapporti ricorrenti, non c’è stato bisogno di spedire missive dietro missive. Era più che sufficiente il telefono. Non così il computer, che lui utilizzava in buona parte per ricevere documentazioni o scritti che gl’interessavano. Conservo appena un biglietto da visita con data 24 novembre 1975 e una cartolina con l’immagine della Madonna di Polsi. Nella seconda così mi avvisava scherzosamente: «Ho ricevuto i Suoi “Sanfedisti”: “parlerò” con loro e poi ne parlerò in Calabria Letteraria». Ci eravamo conosciuti qualche anno prima in un convegno tenutosi nel salone dell’Arcivescovado a Reggio. Lui si accompagnava a Mons. Vincenzo Nadile, pure lui studioso ionico e, come me, era alle prime armi. Si qualificava un patito collezionista di francobolli e sono stato felice d’inviargliene a iosa provenienti da svariate nazioni estere. Una volta, celiando, mi ha domandato se avessi svaligiato una rivendita. Il professore D’Agostino, ricercatore serio e puntiglioso, sapeva essere anche gioviale e scherzoso. Trovandomi a San Marino, mi son fatto tappezzare una cartolina con francobolli di vario e minimo taglio e gliel’ho spedita. Da Arquà Petrarca altra sorpresa. Sulla cartolina oltre la mia e di mia moglie c’erano anche le firme di una sua sorella e di un cognato che avevo appena conosciuto.

Con Enzo lo studio dei trascorsi storici della circoscrizione di Gerace ha prodotto passi da gigante sia per la mole di atti rintracciati soprattutto negli archivi diocesano, di cui era “padrone” in ogni senso e vaticano. Siffattamente, tra l’altro, scrivevo recensendo nel 2005 su Calabria Sconosciuta (n. 105) la sua “Gerace nel XVII secolo” (Falzea, RC 2003):

«D’Agostino, studioso puntuale nella ricerca sistematica e nel vaglio severo delle fonti archivistiche e bibliografiche, ricostruisce con vivezza d’immagini e testimonianze palpitanti uno dei periodi più bui di una comunità, che, dapprima in secondo piano rispetto a Terranova, riuscirà poi a sopravvanzarla e ad incastonare fra le gemme del suo prestigio, accanto al titolo vescovile anche quello laico di principe.

La parte più interessante del volume e, a parer mio, quella finale. Concentra in essa il D’Agostino, oltre alle note sulla nobiltà, la vita del popolo minuto: artigiani, braccianti, contadini, operai, schiavi, chierici, religiosi, diaconi selvaggi, bizzoche, confratelli delle congreghe, tutto un microcosmo che nella sua semplicità operativa rappresentava il centro vitale di una società».

Ha fatto seguito per Rubbettino editore nel 2005 “Da Locri a Gerace-Storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480”. Questo l’incipit della mia recensione sulla stessa rivista nel numero successivo:

«Enzo D’Agostino, che già nel 1981 ci aveva dato “I Vescovi di Gerace-Locri”, si ripropone all’attenzione con una documentatissima e ragionata storia della diocesi ionica, che, pur trattando nuovamente dei presuli dalle origini all’abolizione del rito greco, offre il cammino unitario delle varie comunità, che vi si riconoscono. A tal proposito non poteva egli che dare principio alla sua fatica interessandosi di Locri e zone contermini, plaga dove sicuramente attecchì presto la parola della Chiesa».

L’ultimo notevole impegno di D’Agostino, almeno a quanto mi risulta, dovrebbe essere “La Cattedra sulla Rupe-Storia della Diocesi di Gerace (Calabria) dalla soppressione del rito greco al trasferimento della sede (1480-1954)”, pubblicata sempre con l’editore Rubbettino nel 2015, di cui ho scritto sul n. 146 di Calabria Sconosciuta:

«Il libro è una storia della diocesi di Gerace, ma la preparazione dell’autore e la sua scrupolosità nel raccogliere ogni dato sicuro ha consentito di allargare il discorso non solo a quanto inerente a popolazioni, istituzioni, personaggi, episodi accertati per l’ambito interessato, ma anche ai rapporti con le diocesi contermini e con la regione tutta.

L’opera odierna è condotta col crisma della precisione documentaria, ma senza concessioni a puntigliosità di sorta. Nonostante il carico di date e di nomi indispensabili in lavori del genere, essa scorre fluidamente senza stancare e porta lo studioso e quindi il lettore a riscoprire, oltre alla particolare storia del succedersi dei vari presuli, alcuni veramente di grande elevatezza come Barlaam, Atanasio Chalkéopulos, Ottaviano Pasqua, Giovanni Battista Chiappe e Giancarlo Maria Bregantini, eventi che nel bene e nel male, hanno avuti echi grandissimi».

Negli ultimi tempi, causa il covid e la mia mancata presenza ai raduni della deputazione di storia patria, dalla cui dirigenza mi sono estromesso anzitutto per il comportamento scorretto di certi associati, non ho avuto occasioni d’incontro con l’amico Enzo, ma le telefonate non sono mancate. Recandomi a Siderno per esami di carattere sanitario, non mancavo di passare dal suo studiolo di via Fermi. In un’occasione ha svolto per me una specifica indagine riguardante Oppido presso l’archivio diocesano di Locri. Avevo inoltrato la richiesta al direttore pur con l’avallo di d. Letterio Festa, responsabile di quello di Oppido, ma tale, del pari un sacerdote, non ha ritenuto ch’ero meritevole di riscontro. Quindi silenzio e muti! Probabilmente ha pensato che non ero alla sua altezza, perciò non degno di risposta. In tutta verità con D’Agostino la disponibilità era sempre reciproca.

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