asd
34.5 C
Ruoti
venerdì, 19 Luglio, 2024

Giuseppe Roma

Dal 6 al 9 maggio del 1993 si svolgevano i rituali Incontri Bizantini e in quella tornata toccava alla Locride. Fatta residenza a Siderno ci si spostava a seconda delle giornate. In una di queste eravamo a Stilo. Nella mattinata, approfittando di qualche pausa, con l’architetto Francesco Panella ci siamo messi di ronda per la cittadina. A un certo punto ci ha contattati un signore con una borsa, che ci ha domandato del luogo nel quale si stavano effettuando i lavori. Detto fatto. Lo abbiamo indirizzato al posto giusto. Ritornati in sede, lo si è notato nelle prime file attento a seguire quanto si andava esponendo. Incuriosito, ne ho chiesto a varie persone compreso il prof. Valente, cosentino, ma nessuno mi ha saputo offrire referenze di sorta. Trascorso del tempo, siamo stati informati che a Oppido Vecchio sarebbero a breve iniziate investigazioni archeologiche e che a dirigere l’équipe era stato incaricato Giuseppe Roma, Ordinario di Archeologìa Cristiana e Medievale nell’università di Arcavacata. Grande la sorpresa quando si è riscontrato che il prof. Roma altri non era che colui che ci aveva contattato in un momento d’interruzione del predetto convegno.

Entrati subito in amistà col professore e l’intera compagine, con cui ci s’intratteneva a volte in amichevole conversare sia sul sito in cui operavano che in paese, ci siamo costantemente resi disponibili per qualsivoglia evenienza. In un frangente una giovane del gruppo, ch’era allogato in un albergo cittadino, è stata poco bene e si è ricorso ai ripari rintracciando prontamente un medico. È intervenuto l’amico dr. Renato Campolo, che si è messo a disposizione. L’operazione Oppido Vecchio intesa a mettere in chiaro parte dell’antica cattedrale è stata fortunata e il proficuo risultato con le relative illustrazioni con intestazione “Oppido Mamertina (RC)-la cattedrale di Oppido Vecchio (campagna di scavi 1996)” è stato affidato al n. 2 dell’annata 1998 della rivista “Archeologìa postmediale”. Da quell’epoca, dato che mi recavo di tanto in tanto a Cosenza, ho iniziato a portarmi spesso a quell’Ateneo e naturalmente la visita all’amico Peppino, come da colleghi ed altri veniva affettuosamente invocato, era di prammatica. L’accoglienza si qualificava particolarmente cordiale e non c’era occasione che non me ne uscissi con una sua pubblicazione. Il primo dono, avvenuto però a Oppido il 12 settembre 1996, è consistito nell’opera illustratissima e documentatissima “S. Maria di Anglona” data alla luce da effesette nel 1989. Il titolo mi ha fatto pensare che Roma fosse oriundo della Lucania, ma egli in verità si è occupato di tanti territori anche extra Calabria. Mi è capitato di fare una sortita in compagnia del comune amico Antonello Savaglio mentre la sua squadra si trovava impegnata in una zona ubicata alquanto sopra Cerisano.

Conoscitore profondo del Medioevo Meridionale il prof. Roma, calabro-albanese di Castroregio, qui nato il 27 aprile del 1948, era magna pars nei convegni che si tenevano ad hoc e a testimoniarlo restano gli atti pubblicati di volta in volta. Nel 2008 sono stati offerti in splendida edizione quelli espressi all’Università dal 12 al 13 maggio 2005 con tema inusuale “Di ritorno dal pellegrinaggio a Gerusalemme-Riproposizione degli avvenimenti e dei luoghi di Terra Santa nell’immaginario religioso fra XV e XVI secolo”. Tra gli illustri relatori figura lo stesso curatore con “La Gerusalemme di Laino Borgo”. L’interessante grosso tomo mi è stato regalato in un approccio compiuto il 24 maggio 2010. Altra considerevole realizzazione è “I Longobardi del Sud” edito a Roma da Bretyschneider ancora nel 2010. Mi è stato donato il 3 maggio 2012 col solito indirizzo “A Rocco con la stima, l’amicizia e l’affetto di sempre”. Interessantissimo il contributo del Nostro: “Nefandissimi Langobardi: mutamenti politici e frontiera altomedievale tra Ducato di Benevento e Calabria Settentrionale”. Una guida policroma, che non reca alcuna datazione, è stata realizzata con titolo “Itinerari bizantini nel Mediterraneo” in ottemperanza al “Progetto Di. Ma. Discovering Magna Grecia”. Del 2013 è un acuto intervento al III convegno Internazionale celebratosi al Santuario di S. Maria di Monte Berico Vicenza con “Lo spazio del sacro nella cultura del Mediterraneo (sarà pubblicato negli Atti l’anno dopo). Nel 2015 quegli è stato presente al Museo delle Arti e dei Mestieri di Cosenza all’incontro su “La pietra il mestiere e l’arte del decoro. Storia della lavorazione nella provincia di Cosenza”, i cui contributi usciranno con Pellegrini (CS) in contemporanea con “L’adorazione delle pietre e i megaliti del bosco di Castroregio”, quindi un ritorno alle origini. Segue simultaneamente “Intorno al mito di Alarico” che verrà inserito in “Mediaeval Sophia-Studi e ricerche sui saperi medievali”. Nel 2017 si sarebbe dovuto presentare l’ultima fatica, il volume a sua cura “Santuari d’Italia-Calabria” realizzato da De Luca Editrice d’Arte uscito nell’anno, ma causa l’improvviso decesso, la manifestazione è stato rimandata. Vi ha provveduto in successione la Prof. Adele Coscarella, collaboratrice lungamente di Giuseppe Roma.

Con lo studioso castroregese ho partecipato ad appuntamenti convegnistici in Calabria. Ad un primo tenutosi a Crotone dal 30-11 al 3-12 del 1995 all’insegna di “Pellegrini Cristiani e Pirateria nel Mediterraneo” ha egli presentato “Pellegrini cristiani e pirateria nel Mediterraneo”. Ad altro svoltosi al Museo della Certosa di Serra San Bruno dal 15 al 17 dicembre 2000 con titolo “Le vie di pellegrinaggio in Calabria Storia e antropologia” ha offerto “Il culto di San Michele in Calabria nell’Alto Medioevo”. È stato della partita anche a Oppido per il trentennale del Grande Flagello. Nella circostanza (2 marzo 2013) in un salone del Seminario Vescovile, riprendendo quanto sperimentato sul campo, ha prospettato “Le indagini archeologiche nella ex-Cattedrale di Oppido”.

L’improvvisa scomparsa di Giuseppe Roma il 18 giugno 2015 a Cosenza, città dov’era residente, è stata sicuramente un colpo per l’università calabrese e la cultura tutta. Il suo fervore professionale era apprezzato soprattutto per il carattere bonario e umano con cui lo accompagnava. All’indomani del luttuoso evento il rettore Raffaele Perrelli, nel commemorarlo, lo indicava “esempio di signorilità e mitezza”, ma anche di lealtà. A seguirlo sulla stessa onda era il presidente della regione Oliverio: “Il ricordo del professore Roma ci accompagnerà per sempre con il suo esempio di passione e di mitezza, di rigore negli insegnamenti e di lustro per il mondo accademico calabrese”. Un quadro completo e oltremodo affettuoso dell’illustre defunto e della sua prolifica operosità è stato tracciato dal cariatese Prof. Franco Liguori sia su “Crotone informa” che su “Il Cirotano”.

Il prof. Roma ha amato il mondo dell’archeologìa medievale con un zelo entusiastico, per cui si è spinto nelle aree più diverse, Oltre quanto esperito nelle campagne condotte in Calabria, si è portato sovente anche all’estero, dove ha scoperto originali resti di antiche vestigia. È stato in Turchia, Tunisia, Francia e Albania. Con uguale parametro si è comportato nei tanti seminari tenuti presso gli atenei di Catania, Bari, l’Aquila, Milano, Tunisi, San Diego e Rhode Island. Nel settore della ricerca storiografica non è si è rivelato da meno e suoi interventi in volumi e riviste specializzate non si contano risultando in toto di particolare peso. Per le sue qualificate indagini è partito logicamente dalla terra natale peraltro permeata dalla civiltà italo-albanese, ma in seguito si è interessato di tutto. Del primo periodo si ricordano  ”Ricerca su un insediamento di epoca bizantina nel territorio del Comune di Amendolara” apparso sul Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, annata 1978 e “Un affresco del XIII secolo ad Amendolara” su Calabria Letteraria del 1985 (nn. 1-3). Molto qualificati i suoi concetti sui bronzi di Riace (I bronzi di Riace: brevi considerazioni) ospitati in Ostraka Rivista di antichità nell’anno 2007 (n. 2), dove espone delle ardite e verosimili analisi. Estroso l’accostamento dei due guerrieri ai santi anargiri Cosma e Damiano da lungo evo venerati nella località. Non meno quanto immaginato sul Mercurion (Rilettura di un abusato tòpos agiografico: il Mercurion) accolto in “Medioevo letto, scavato, rivalutato-Studi in onore di Paolo Peduto”, atti dati alle stampe nel 2012 a cura di R. Fiorillo e C. Lambert con All’Insegna del Giglio editore in Sesto Fiorentino. A proposito dei due santi fratelli guaritori così si è espresso sul Quotidiano quel 18 di giugno il prof. Giuliano Volpe: “mi piace ricordare l’indagine, che considero assolutamente geniale, sui Bronzi di Riace. Giuseppe Roma ha avuto il merito di cimentarsi in merito al luogo di rinvenimento delle due celebri sculture greche in maniera decisamente nuova…”. Lo stesso colpisce davvero nel segno quando in sintesi racchiude l’attività dello Scomparso: “Peppino è stato uno dei principali archeologi medievisti dell’Italia Meridionale, capace di abbinare ricerca scientifica e didattica all’impegno nelle istituzioni e nella società”. Chi scrive ciò è ordinario di archeologia cristiana e medievale all’università di Foggia nonché presidente di enti culturali inerenti. Agli indiscussi meriti va aggiunto infine anche quello di aver servito il paese natale quale sindaco.

Dal 6 al 9 maggio del 1993 si svolgevano i rituali Incontri Bizantini e in quella tornata toccava alla Locride. Fatta residenza a Siderno ci si spostava a seconda delle giornate. In una di queste eravamo a Stilo. Nella mattinata, approfittando di qualche pausa, con l’architetto Francesco Panella ci siamo messi di ronda per la cittadina. A un certo punto ci ha contattati un signore con una borsa, che ci ha domandato del luogo nel quale si stavano effettuando i lavori. Detto fatto. Lo abbiamo indirizzato al posto giusto. Ritornati in sede, lo si è notato nelle prime file attento a seguire quanto si andava esponendo. Incuriosito, ne ho chiesto a varie persone compreso il prof. Valente, cosentino, ma nessuno mi ha saputo offrire referenze di sorta. Trascorso del tempo, siamo stati informati che a Oppido Vecchio sarebbero a breve iniziate investigazioni archeologiche e che a dirigere l’équipe era stato incaricato Giuseppe Roma, Ordinario di Archeologìa Cristiana e Medievale nell’università di Arcavacata. Grande la sorpresa quando si è riscontrato che il prof. Roma altri non era che colui che ci aveva contattato in un momento d’interruzione del predetto convegno.

Entrati subito in amistà col professore e l’intera compagine, con cui ci s’intratteneva a volte in amichevole conversare sia sul sito in cui operavano che in paese, ci siamo costantemente resi disponibili per qualsivoglia evenienza. In un frangente una giovane del gruppo, ch’era allogato in un albergo cittadino, è stata poco bene e si è ricorso ai ripari rintracciando prontamente un medico. È intervenuto l’amico dr. Renato Campolo, che si è messo a disposizione. L’operazione Oppido Vecchio intesa a mettere in chiaro parte dell’antica cattedrale è stata fortunata e il proficuo risultato con le relative illustrazioni con intestazione “Oppido Mamertina (RC)-la cattedrale di Oppido Vecchio (campagna di scavi 1996)” è stato affidato al n. 2 dell’annata 1998 della rivista “Archeologìa postmediale”. Da quell’epoca, dato che mi recavo di tanto in tanto a Cosenza, ho iniziato a portarmi spesso a quell’Ateneo e naturalmente la visita all’amico Peppino, come da colleghi ed altri veniva affettuosamente invocato, era di prammatica. L’accoglienza si qualificava particolarmente cordiale e non c’era occasione che non me ne uscissi con una sua pubblicazione. Il primo dono, avvenuto però a Oppido il 12 settembre 1996, è consistito nell’opera illustratissima e documentatissima “S. Maria di Anglona” data alla luce da effesette nel 1989. Il titolo mi ha fatto pensare che Roma fosse oriundo della Lucania, ma egli in verità si è occupato di tanti territori anche extra Calabria. Mi è capitato di fare una sortita in compagnia del comune amico Antonello Savaglio mentre la sua squadra si trovava impegnata in una zona ubicata alquanto sopra Cerisano.

Conoscitore profondo del Medioevo Meridionale il prof. Roma, calabro-albanese di Castroregio, qui nato il 27 aprile del 1948, era magna pars nei convegni che si tenevano ad hoc e a testimoniarlo restano gli atti pubblicati di volta in volta. Nel 2008 sono stati offerti in splendida edizione quelli espressi all’Università dal 12 al 13 maggio 2005 con tema inusuale “Di ritorno dal pellegrinaggio a Gerusalemme-Riproposizione degli avvenimenti e dei luoghi di Terra Santa nell’immaginario religioso fra XV e XVI secolo”. Tra gli illustri relatori figura lo stesso curatore con “La Gerusalemme di Laino Borgo”. L’interessante grosso tomo mi è stato regalato in un approccio compiuto il 24 maggio 2010. Altra considerevole realizzazione è “I Longobardi del Sud” edito a Roma da Bretyschneider ancora nel 2010. Mi è stato donato il 3 maggio 2012 col solito indirizzo “A Rocco con la stima, l’amicizia e l’affetto di sempre”. Interessantissimo il contributo del Nostro: “Nefandissimi Langobardi: mutamenti politici e frontiera altomedievale tra Ducato di Benevento e Calabria Settentrionale”. Una guida policroma, che non reca alcuna datazione, è stata realizzata con titolo “Itinerari bizantini nel Mediterraneo” in ottemperanza al “Progetto Di. Ma. Discovering Magna Grecia”. Del 2013 è un acuto intervento al III convegno Internazionale celebratosi al Santuario di S. Maria di Monte Berico Vicenza con “Lo spazio del sacro nella cultura del Mediterraneo (sarà pubblicato negli Atti l’anno dopo). Nel 2015 quegli è stato presente al Museo delle Arti e dei Mestieri di Cosenza all’incontro su “La pietra il mestiere e l’arte del decoro. Storia della lavorazione nella provincia di Cosenza”, i cui contributi usciranno con Pellegrini (CS) in contemporanea con “L’adorazione delle pietre e i megaliti del bosco di Castroregio”, quindi un ritorno alle origini. Segue simultaneamente “Intorno al mito di Alarico” che verrà inserito in “Mediaeval Sophia-Studi e ricerche sui saperi medievali”. Nel 2017 si sarebbe dovuto presentare l’ultima fatica, il volume a sua cura “Santuari d’Italia-Calabria” realizzato da De Luca Editrice d’Arte uscito nell’anno, ma causa l’improvviso decesso, la manifestazione è stato rimandata. Vi ha provveduto in successione la Prof. Adele Coscarella, collaboratrice lungamente di Giuseppe Roma.

Con lo studioso castroregese ho partecipato ad appuntamenti convegnistici in Calabria. Ad un primo tenutosi a Crotone dal 30-11 al 3-12 del 1995 all’insegna di “Pellegrini Cristiani e Pirateria nel Mediterraneo” ha egli presentato “Pellegrini cristiani e pirateria nel Mediterraneo”. Ad altro svoltosi al Museo della Certosa di Serra San Bruno dal 15 al 17 dicembre 2000 con titolo “Le vie di pellegrinaggio in Calabria Storia e antropologia” ha offerto “Il culto di San Michele in Calabria nell’Alto Medioevo”. È stato della partita anche a Oppido per il trentennale del Grande Flagello. Nella circostanza (2 marzo 2013) in un salone del Seminario Vescovile, riprendendo quanto sperimentato sul campo, ha prospettato “Le indagini archeologiche nella ex-Cattedrale di Oppido”.

L’improvvisa scomparsa di Giuseppe Roma il 18 giugno 2015 a Cosenza, città dov’era residente, è stata sicuramente un colpo per l’università calabrese e la cultura tutta. Il suo fervore professionale era apprezzato soprattutto per il carattere bonario e umano con cui lo accompagnava. All’indomani del luttuoso evento il rettore Raffaele Perrelli, nel commemorarlo, lo indicava “esempio di signorilità e mitezza”, ma anche di lealtà. A seguirlo sulla stessa onda era il presidente della regione Oliverio: “Il ricordo del professore Roma ci accompagnerà per sempre con il suo esempio di passione e di mitezza, di rigore negli insegnamenti e di lustro per il mondo accademico calabrese”. Un quadro completo e oltremodo affettuoso dell’illustre defunto e della sua prolifica operosità è stato tracciato dal cariatese Prof. Franco Liguori sia su “Crotone informa” che su “Il Cirotano”.

Il prof. Roma ha amato il mondo dell’archeologìa medievale con un zelo entusiastico, per cui si è spinto nelle aree più diverse, Oltre quanto esperito nelle campagne condotte in Calabria, si è portato sovente anche all’estero, dove ha scoperto originali resti di antiche vestigia. È stato in Turchia, Tunisia, Francia e Albania. Con uguale parametro si è comportato nei tanti seminari tenuti presso gli atenei di Catania, Bari, l’Aquila, Milano, Tunisi, San Diego e Rhode Island. Nel settore della ricerca storiografica non è si è rivelato da meno e suoi interventi in volumi e riviste specializzate non si contano risultando in toto di particolare peso. Per le sue qualificate indagini è partito logicamente dalla terra natale peraltro permeata dalla civiltà italo-albanese, ma in seguito si è interessato di tutto. Del primo periodo si ricordano  ”Ricerca su un insediamento di epoca bizantina nel territorio del Comune di Amendolara” apparso sul Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, annata 1978 e “Un affresco del XIII secolo ad Amendolara” su Calabria Letteraria del 1985 (nn. 1-3). Molto qualificati i suoi concetti sui bronzi di Riace (I bronzi di Riace: brevi considerazioni) ospitati in Ostraka Rivista di antichità nell’anno 2007 (n. 2), dove espone delle ardite e verosimili analisi. Estroso l’accostamento dei due guerrieri ai santi anargiri Cosma e Damiano da lungo evo venerati nella località. Non meno quanto immaginato sul Mercurion (Rilettura di un abusato tòpos agiografico: il Mercurion) accolto in “Medioevo letto, scavato, rivalutato-Studi in onore di Paolo Peduto”, atti dati alle stampe nel 2012 a cura di R. Fiorillo e C. Lambert con All’Insegna del Giglio editore in Sesto Fiorentino. A proposito dei due santi fratelli guaritori così si è espresso sul Quotidiano quel 18 di giugno il prof. Giuliano Volpe: “mi piace ricordare l’indagine, che considero assolutamente geniale, sui Bronzi di Riace. Giuseppe Roma ha avuto il merito di cimentarsi in merito al luogo di rinvenimento delle due celebri sculture greche in maniera decisamente nuova…”. Lo stesso colpisce davvero nel segno quando in sintesi racchiude l’attività dello Scomparso: “Peppino è stato uno dei principali archeologi medievisti dell’Italia Meridionale, capace di abbinare ricerca scientifica e didattica all’impegno nelle istituzioni e nella società”. Chi scrive ciò è ordinario di archeologia cristiana e medievale all’università di Foggia nonché presidente di enti culturali inerenti. Agli indiscussi meriti va aggiunto infine anche quello di aver servito il paese natale quale sindaco.

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il nome

Ultimi articoli