15 C
Ruoti
lunedì, 26 Febbraio, 2024

Don Pietro Emidio Commodaro (1938-2021)

Ho avuto conoscenza del sacerdote Don Emidio Commodaro e della sua attività di studioso di storia patria sul finire del 1975. Me ne ha offerto motivo mons. Giuseppe Pignataro, che mi ha fatto leggere il libro “La Diocesi di Squillace attraverso gli ultimi tre sinodi 1754.1784-1889” stampato dalla grafica calabrese di Vibo Valentia, frutto della laurea conseguita all’Università Gregoriana di Roma. Detto fatto. A lettura compiuta ne ho tratto una recensione, che ho inviato a “La Voce di Calabria”. Di seguito brani della stessa: “Il lavoro risulta incentrato principalmente sugli ultimi tre sinodi celebrati in essa (la diocesi), cioè a dire quelli indetti dai vescovi Queiralt, Notaris e Morisciano, però la trattazione abbraccia un po’ tutte le vicende secolari della circoscrizione. Il Commodaro, che per questa sua fatica si è servito, tra l’altro, di fonti spesso ignorate o volontariamente neglette, quali sono i preziosi archivi comunali e parrocchiali, dimostra di essere aggiornatissimo su quanto si è andato pubblicando soprattutto in questi ultimi tempi in materia di storia moderna sia civile che religiosa e quanto mai competente in merito alla legislazione ecclesiastica.

Rilevando il disordine che regna sovrano particolarmente nei piccoli archivi e notando giustamente come in Calabria non esistano riviste specializzate di storia ecclesiastica, al contrario di quanto avviene in altre regioni, il Commodaro fa precedere la trattazione vera e propria del suo assunto da una ricca introduzione che, se a prima vista possa apparire estranea al contesto, si rivela quanto mai utile alla sua comprensione. Passando in rassegna la situazione attuale della storiografia sulla pastorale calabrese del ‘700-‘800, lo scrittore squillacese non manca di porre i giusti rilievi e di far risaltare l’importanza dei sinodi. Nella completa carrellata vengono ricordati, oltre ai soliti Barrio, Marafioti ecc., che da tempo risultano interessati alla materia, lo Scaduto, De Rosa, la Mariotti, Borzomati e Placanica, vale a dire tutti quegli indagatori che portano avanti con competenza ed impegno la medesima problematica di storia ecclesiale”.

Questo il riscontro dell’autore dalla sede di Montauro, dove reggeva l’arcipretura di San Pantaleone, in data 28 gennaio 1976: “La ringrazio innanzitutto per l’omaggio della sua ultima pubblicazione che sto leggendo. Ho visto già invece le due recensioni sui giornali allegati, ed ho notato con piacere la serenità e obbiettività dei giudizi, cosa che non sempre viene apprezzata anche da alcuni nostri studiosi, che ritenendosi unici capiscuola, vorrebbero ricevere sempre applausi e mai osservazioni critiche, anche se documentate. Le parlo per esperienza diretta; complimenti quindi a Lei.

Dall’elenco delle sue pubblicazioni mi accorgo di conoscere poco i suoi studi, anche perché quando Lei scriveva io ero ancora studente. Se avesse qualche copia disponibile m’interesserebbe avere il n, 1, 2, 4, 7, 13, 16, 19, 25 dell’elenco posto a p. 51 del suo L’ospedale …”.

Nel settembre del 1979 ho incontrato inizialmente don Commodaro al convegno di Maratea e ne ho condiviso addirittura la stanza in albergo. Nuovamente forse l’occasione si è ripetuta nel 1985 al convegno itinerante (Guardavalle, San Marco Argentano, Catanzaro, Squillace) sul cardinal Sirleto, ma non ricordo con precisione. Comunque, vi sono stato presente nel pomeriggio della prima giornata a Guardavalle. Per quella manifestazione aveva funzioni di segretario del comitato scientifico. Il giorno dopo avrebbe presentato a San Marco una relazione dal titolo ”Il rapporto tra “Sacerdotium” e “Imperium” nella concezione storica di Guglielmo Sirleto”. Sull’illustre personaggio un suo importante e dettagliato saggio con in appendice una vasta serie di documentazioni occuperà interamente il n. 4 dell’annata III (1985) del periodico “La Provincia di Catanzaro”.

Anche se di tanto in tanto non mancheranno i saluti inviatimi tramite seminaristi che frequentavano l’istituto di Catanzaro, per un incontro de visu bisognerà attendere il 2012. Appresa la nomina a vescovo di Oppido di mons. Milito, degli amici mi hanno invitato ad andare con loro a Catanzaro e proprio al Seminario Regionale ho avuto ancora l’opportunità d’incontrare di bel nuovo lo studioso. Non stava bene da tempo, per cui non era più lui. In successione recatomi in quel di Squillace con gli appartenenti all’associazione Mesogaia alcuni anni più tardi l’ho avvistato per strada che si accompagnava stentatamente con un giovane. Le sue condizioni purtroppo erano peggiorate.

Don Commodaro è nato a Squillace il 29 giugno 1938. Esaurito il ciclo scolastico al “San Pio X” di Catanzaro, è stato ordinato l’1 agosto 1964 al suo paese da mons. Fares. Ha svolto da principio compiti di vice-rettore al seminario vescovile, quindi ha condotto fino al 1988 la parrocchia di Montauro. Intanto si è indirizzato alla ricerca storica e ha ripreso regolarmente gli studi. Nel 1973 ha ottenuto la licenza in storia ecclesiastica con la trattazione “L’atteggiamento del clero calabrese durante la rivoluzione del 1848” e due anni appresso infine il dottorato con la tesi sui tre sinodi, che quasi contemporaneamente ha dato alle stampe. Non pago, si è del pari laureato in Filosofia all’Università Statale di Messina. In prosieguo ha esperito tanti altri impegni: Arcidiacono del Capitolo della concattedrale di Squillace, rettore del santuario della Madonna del Ponte, docente oltre che al Seminario Regionale anche all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Catanzaro. Era socio aderente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Nel 2018 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Ha avuto gran parte nella fondazione nel 1990 dell’Istituto di Studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria, di cui è stato il primo presidente. L’Istituto, al quale erano stati cooptati illustri personalità del mondo degli studi storici come i proff. Trumper, Leanza, Costabile ecc., del clero, tra gli altri l’arcivescovo Cantisani e della politica con Chieffallo, Mantella, Rhodio ha dato vita alla qualificata rivista “Vivarium Scyllacense”, di cui rinvengo tracce almeno fino al 2016.

Nel 2018 l’Istituto Teologico Calabro “S. Pio X” ha pubblicato con Rubbettino l’opera “Ecclesiae Gesta. Miscellanea in onore del prof. don Pietro Emidio Commodaro”. Ne hanno avuto la cura Vincenzo Lopasso e mons. Filippo Ramondino, entrambi docenti presso detto Istituto. Vi sono compresi i seguenti contributi: Sulla tradizione manoscritta del carteggio epistolare di Guglielmo Sirleto col cardinale Girolamo Seripando (p. Rocco Benvenuto), II Sinodo di Pistoia (1786) in anticipo sui tempi? (Leonardo Calabretta), L’azione sociale nei Sinodi e Concili in Calabria tra 1889 e 1961 (F. Ramondino), Le antiche chiese ricettizie-collegiate: alcuni esempi nella Piana di Gioia Tauro (Letterio Festa), Suggestioni sulla “conversione” nel processo: a partire da una riflessione sulla giurisprudenza filosofica di Vico (Alberto Scerbo), Alimentazione e buon governo in alcune pagine scelte delle Variae di Cassiodoro (Giuseppe De Simone), Collegialità e sinodalità (Giuseppe Silvestre), La certezza morale richiesta a colui che ammette al sacramento dell’ordine (Michele Munno), Persona, istituzioni ed etica (Salvatore Cipressa).

Don Commodaro si è spento il 12 aprile del 2021. Tra gli elogi che gli sono stati indirizzati preferisco riportare quello di Giulia Zampina che in “Catanzaro informa” lo descrive nella sua naturalezza: “Simpaticamente burbero, famoso per le sue omelie che condiva con racconti della sua infanzia o popolari, non disdegnando di parlare anche in dialetto, era molto amato dai suoi parrocchiani e da chi frequentava quell’angolo di paradiso della costa. Uomo di grande cultura e fine conoscitore della storia della sua terra”.

Ho avuto conoscenza del sacerdote Don Emidio Commodaro e della sua attività di studioso di storia patria sul finire del 1975. Me ne ha offerto motivo mons. Giuseppe Pignataro, che mi ha fatto leggere il libro “La Diocesi di Squillace attraverso gli ultimi tre sinodi 1754.1784-1889” stampato dalla grafica calabrese di Vibo Valentia, frutto della laurea conseguita all’Università Gregoriana di Roma. Detto fatto. A lettura compiuta ne ho tratto una recensione, che ho inviato a “La Voce di Calabria”. Di seguito brani della stessa: “Il lavoro risulta incentrato principalmente sugli ultimi tre sinodi celebrati in essa (la diocesi), cioè a dire quelli indetti dai vescovi Queiralt, Notaris e Morisciano, però la trattazione abbraccia un po’ tutte le vicende secolari della circoscrizione. Il Commodaro, che per questa sua fatica si è servito, tra l’altro, di fonti spesso ignorate o volontariamente neglette, quali sono i preziosi archivi comunali e parrocchiali, dimostra di essere aggiornatissimo su quanto si è andato pubblicando soprattutto in questi ultimi tempi in materia di storia moderna sia civile che religiosa e quanto mai competente in merito alla legislazione ecclesiastica.

Rilevando il disordine che regna sovrano particolarmente nei piccoli archivi e notando giustamente come in Calabria non esistano riviste specializzate di storia ecclesiastica, al contrario di quanto avviene in altre regioni, il Commodaro fa precedere la trattazione vera e propria del suo assunto da una ricca introduzione che, se a prima vista possa apparire estranea al contesto, si rivela quanto mai utile alla sua comprensione. Passando in rassegna la situazione attuale della storiografia sulla pastorale calabrese del ‘700-‘800, lo scrittore squillacese non manca di porre i giusti rilievi e di far risaltare l’importanza dei sinodi. Nella completa carrellata vengono ricordati, oltre ai soliti Barrio, Marafioti ecc., che da tempo risultano interessati alla materia, lo Scaduto, De Rosa, la Mariotti, Borzomati e Placanica, vale a dire tutti quegli indagatori che portano avanti con competenza ed impegno la medesima problematica di storia ecclesiale”.

Questo il riscontro dell’autore dalla sede di Montauro, dove reggeva l’arcipretura di San Pantaleone, in data 28 gennaio 1976: “La ringrazio innanzitutto per l’omaggio della sua ultima pubblicazione che sto leggendo. Ho visto già invece le due recensioni sui giornali allegati, ed ho notato con piacere la serenità e obbiettività dei giudizi, cosa che non sempre viene apprezzata anche da alcuni nostri studiosi, che ritenendosi unici capiscuola, vorrebbero ricevere sempre applausi e mai osservazioni critiche, anche se documentate. Le parlo per esperienza diretta; complimenti quindi a Lei.

Dall’elenco delle sue pubblicazioni mi accorgo di conoscere poco i suoi studi, anche perché quando Lei scriveva io ero ancora studente. Se avesse qualche copia disponibile m’interesserebbe avere il n, 1, 2, 4, 7, 13, 16, 19, 25 dell’elenco posto a p. 51 del suo L’ospedale …”.

Nel settembre del 1979 ho incontrato inizialmente don Commodaro al convegno di Maratea e ne ho condiviso addirittura la stanza in albergo. Nuovamente forse l’occasione si è ripetuta nel 1985 al convegno itinerante (Guardavalle, San Marco Argentano, Catanzaro, Squillace) sul cardinal Sirleto, ma non ricordo con precisione. Comunque, vi sono stato presente nel pomeriggio della prima giornata a Guardavalle. Per quella manifestazione aveva funzioni di segretario del comitato scientifico. Il giorno dopo avrebbe presentato a San Marco una relazione dal titolo ”Il rapporto tra “Sacerdotium” e “Imperium” nella concezione storica di Guglielmo Sirleto”. Sull’illustre personaggio un suo importante e dettagliato saggio con in appendice una vasta serie di documentazioni occuperà interamente il n. 4 dell’annata III (1985) del periodico “La Provincia di Catanzaro”.

Anche se di tanto in tanto non mancheranno i saluti inviatimi tramite seminaristi che frequentavano l’istituto di Catanzaro, per un incontro de visu bisognerà attendere il 2012. Appresa la nomina a vescovo di Oppido di mons. Milito, degli amici mi hanno invitato ad andare con loro a Catanzaro e proprio al Seminario Regionale ho avuto ancora l’opportunità d’incontrare di bel nuovo lo studioso. Non stava bene da tempo, per cui non era più lui. In successione recatomi in quel di Squillace con gli appartenenti all’associazione Mesogaia alcuni anni più tardi l’ho avvistato per strada che si accompagnava stentatamente con un giovane. Le sue condizioni purtroppo erano peggiorate.

Don Commodaro è nato a Squillace il 29 giugno 1938. Esaurito il ciclo scolastico al “San Pio X” di Catanzaro, è stato ordinato l’1 agosto 1964 al suo paese da mons. Fares. Ha svolto da principio compiti di vice-rettore al seminario vescovile, quindi ha condotto fino al 1988 la parrocchia di Montauro. Intanto si è indirizzato alla ricerca storica e ha ripreso regolarmente gli studi. Nel 1973 ha ottenuto la licenza in storia ecclesiastica con la trattazione “L’atteggiamento del clero calabrese durante la rivoluzione del 1848” e due anni appresso infine il dottorato con la tesi sui tre sinodi, che quasi contemporaneamente ha dato alle stampe. Non pago, si è del pari laureato in Filosofia all’Università Statale di Messina. In prosieguo ha esperito tanti altri impegni: Arcidiacono del Capitolo della concattedrale di Squillace, rettore del santuario della Madonna del Ponte, docente oltre che al Seminario Regionale anche all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Catanzaro. Era socio aderente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Nel 2018 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Ha avuto gran parte nella fondazione nel 1990 dell’Istituto di Studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria, di cui è stato il primo presidente. L’Istituto, al quale erano stati cooptati illustri personalità del mondo degli studi storici come i proff. Trumper, Leanza, Costabile ecc., del clero, tra gli altri l’arcivescovo Cantisani e della politica con Chieffallo, Mantella, Rhodio ha dato vita alla qualificata rivista “Vivarium Scyllacense”, di cui rinvengo tracce almeno fino al 2016.

Nel 2018 l’Istituto Teologico Calabro “S. Pio X” ha pubblicato con Rubbettino l’opera “Ecclesiae Gesta. Miscellanea in onore del prof. don Pietro Emidio Commodaro”. Ne hanno avuto la cura Vincenzo Lopasso e mons. Filippo Ramondino, entrambi docenti presso detto Istituto. Vi sono compresi i seguenti contributi: Sulla tradizione manoscritta del carteggio epistolare di Guglielmo Sirleto col cardinale Girolamo Seripando (p. Rocco Benvenuto), II Sinodo di Pistoia (1786) in anticipo sui tempi? (Leonardo Calabretta), L’azione sociale nei Sinodi e Concili in Calabria tra 1889 e 1961 (F. Ramondino), Le antiche chiese ricettizie-collegiate: alcuni esempi nella Piana di Gioia Tauro (Letterio Festa), Suggestioni sulla “conversione” nel processo: a partire da una riflessione sulla giurisprudenza filosofica di Vico (Alberto Scerbo), Alimentazione e buon governo in alcune pagine scelte delle Variae di Cassiodoro (Giuseppe De Simone), Collegialità e sinodalità (Giuseppe Silvestre), La certezza morale richiesta a colui che ammette al sacramento dell’ordine (Michele Munno), Persona, istituzioni ed etica (Salvatore Cipressa).

Don Commodaro si è spento il 12 aprile del 2021. Tra gli elogi che gli sono stati indirizzati preferisco riportare quello di Giulia Zampina che in “Catanzaro informa” lo descrive nella sua naturalezza: “Simpaticamente burbero, famoso per le sue omelie che condiva con racconti della sua infanzia o popolari, non disdegnando di parlare anche in dialetto, era molto amato dai suoi parrocchiani e da chi frequentava quell’angolo di paradiso della costa. Uomo di grande cultura e fine conoscitore della storia della sua terra”.

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il nome

Ultimi articoli