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venerdì, 19 Luglio, 2024

Raffaele Aversa (Stalettì 1919.-viv.1994)

Non ho memoria di quando, come e perché negli a. 90 si è instaurato un rapporto amichevole col poeta, narratore e studioso dei trascorsi storici di Stalettì Raffaele Aversa, ivi nato il 25 febbraio del 1919, indi trasferitosi a Roma.

Fatto sta che in data 29 aprile 1994 così mi scriveva da Roma:

“Ho ricevuto il programma dell’importante manifestazione culturale sulla Calabria cristiana che avrà luogo in codesta cittadina nel prossimo mese di novembre e dico grazie a lei, non conoscendo io, nel vasto campo della cultura, nella provincia di Reggio Calabria, se non lei ed il professore Antonio Piromalli.

A me fa sempre piacere leggere o sentire cose buone della mia terra, specie poi quando gli accadimenti trascinano gli argini della Calabresitudine e s pongono in un comune terreno d’incontro con la cultura nazionale. D’altro canto Oppido Mamertina costituisce un ottimo titolo di nobiltà nella Cultura calabrese e perciò una così importante manifestazione culturale le spettava di diritto non foss’altro per la sua antica intimità con la buona storia della Calabria.

Se qualche mia opera dovesse interessare a persone che prenderanno parte alla manifestazione in parola oppure a qualsiasi altra amante di cultura, conoscendo il loro recapito, mi procurerò il piacere di spedirgliela in omaggio. Il mio Gregorio Aracri, le ricordo, che nel 1775, dopo aver superato un serio quanto rigoroso esame, venne scelto a lettore di filosofia e di teologia dogmatica nel seminario di Oppido Mamertino. E non dimentichiamo che nel Vivariense di Flavio Magno Aurelio Senatore, Cassiodoro nacque un’accademia culturale per tramandare ai posteri la latinità, alla stregua di come aveva fatto, Platone, un migliaio di anni prima, in Atene, per tramandare ai posteri la grecità. Con l’aggiunta che nel cenobio Vivariense venne ad insegnare dialettica nientepopodimeno che il famoso Dionisio il Piccolo, autore della Dionisiana, e che aveva aperto all’occidente il tesoro della letteratura orientale (F. Lenormant, Magna Grecia, p. 347, scrisse poi che il Vivariense divenne una specie d’accademia cristiana, il principale focolare dell’attività letteraria del suo tempo … grande luce di cristianità nascente. Ma a qualche docente universitario potrebbe fare piacere avere copia del mio ultimo volume sulla preistoria post-alluvium (Diluvium universale per la Bibbia), dato che in nessuna biblioteca si trova la storia degli Indoeuropei. Infatti la biblioteca della Sapienza me ne ha chiesto più copie per scambiarsele con consorelle estere”.

Da quanto mi è noto, Giuseppe Aversa ha dato inizio alle sue fatiche letterarie quale autore di versi e una iniziale espressione si offrono quelli pubblicati da La Procellaria di Reggio Calabria nel 1967 con titolo “La sciabica”. A seguire nel 1969 è invece un impegno di carattere biografico: “Gregorio Aracri da Stalettì”, appunto l’opera di cui alla lettera suddetta, ch’è stato stampato dalla Nuova Impronta (N. I.) di Roma. Un’altra edizione uscirà nel 1991 con la Pellegrini di Cosenza.  Nel 1971 sono nuovamente dei versi recanti un’intitolazione piuttosto strana, “Paramecio” (si tratta di un protozoo della classe dei ciliati) (N. I.). Nel 1982 si offre un’interessante ricerca: “Il monastero di Santa Maria del Carrà”, che verrà riproposta dieci anni più tardi, nel 1992. Ormai l’amore per le età antiche ha preso il sopravvento e nel 1986 arriva un libricino consacrato al passato del luogo natìo, “Stalettì e la sua storia” espresso con “Calabria Letteraria” di Soveria Mannelli. Del medesimo anno è pure un volumetto di narrativa: “Calabria d’altri tempi”. Ancora narrativa nel 1991: “Luca verso il paese di Sicripoia” e l’anno appresso poesia: “Per un vizio nel profondo” e “Vento dell’anima”. Nel 1990 è presente con alcune considerazioni storiche sui monasteri di Cassiodoro a Copanello nel numero 2 di una rivista, Vivarium Scyllacense”. Del 1993 è, infine, tutta una sfilza di lavori di genere eminentemente storico: “Stalettì nella preistoria, nella seconda guerra punica, nell’antica Squillace e dopo” (N.I), “La Calabria nella preistoria” (N. I. unitamente a Franco Griffo e Nicola Seminaroti) e “Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro e le sue imprese” (Fasano editore Cosenza). Su quest’ultima ecco alcune note di una mia recensione pubblicata in Calabria Letteraria nella stessa annata (nn. 10.11-12, p.16):

“Con l’ennesima fatica, malgrado il titolo, l’autore non restringe però il suo dire al personaggio indicato, che peraltro stima «il primo antesignano dell’Unione Europea», anzi, nel delineare il succedersi dei quattro Cassiodoro più famosi: Aurelio Candido, Magno Aurelio, Magno Aurelio Senatore e Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro, offre un quadro esauriente dell’Italia al tempo dei Goti. Perciò egli, necessariamente, oltre che a trattazioni di quotati studiosi moderni, si è indirizzato a quelle lasciateci dall’ultimo dei Cassiodoro, in particolare alle “Varia”, alla “Chronica” ed alla ”Historia Gothica”.

Col suo volume l’Aversa c’informa dettagliatamente sul periodo, in cui i popoli barbari la facevano da padroni in Italia, ma, anche se è impegnato  a discutere di Unni, Eruli, Goti e di tanti altri e dei saccheggi e delitti da loro via via perpetrati, la sua mira si rivela quella di presentare nella giusta luce gli esponenti della famiglia Cassiodoro, soprattutto l’ultimo, il più importante, che appaiono tutti protesi ad arginare l’imbarbarimento avanzante ed a tutelare il più possibile la civiltà romana.

Tra intrighi di corte e raggiri di personaggi altolocati e non emerge con chiarezza il disegno di Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro, che, oltre ad essere stato in una nazione sola Goti e Romani, ha lasciato una discreta serie di opere di varia umanità.

Nella parte finale del lavoro l’autore si occupa di alcuni toponimi localizzati in zona di Stalettì e correlati alle vestigia cassidoree e dà ampi cenni sulle opere del grande Squillacese”.

Ho chiesto notizie biografiche sia al Comune che a possibili parenti od omonimi agenti in campo culturale, ma, inspiegabilmente, non sono stato degnato della benchè minima risposta.

Non ho memoria di quando, come e perché negli a. 90 si è instaurato un rapporto amichevole col poeta, narratore e studioso dei trascorsi storici di Stalettì Raffaele Aversa, ivi nato il 25 febbraio del 1919, indi trasferitosi a Roma.

Fatto sta che in data 29 aprile 1994 così mi scriveva da Roma:

“Ho ricevuto il programma dell’importante manifestazione culturale sulla Calabria cristiana che avrà luogo in codesta cittadina nel prossimo mese di novembre e dico grazie a lei, non conoscendo io, nel vasto campo della cultura, nella provincia di Reggio Calabria, se non lei ed il professore Antonio Piromalli.

A me fa sempre piacere leggere o sentire cose buone della mia terra, specie poi quando gli accadimenti trascinano gli argini della Calabresitudine e s pongono in un comune terreno d’incontro con la cultura nazionale. D’altro canto Oppido Mamertina costituisce un ottimo titolo di nobiltà nella Cultura calabrese e perciò una così importante manifestazione culturale le spettava di diritto non foss’altro per la sua antica intimità con la buona storia della Calabria.

Se qualche mia opera dovesse interessare a persone che prenderanno parte alla manifestazione in parola oppure a qualsiasi altra amante di cultura, conoscendo il loro recapito, mi procurerò il piacere di spedirgliela in omaggio. Il mio Gregorio Aracri, le ricordo, che nel 1775, dopo aver superato un serio quanto rigoroso esame, venne scelto a lettore di filosofia e di teologia dogmatica nel seminario di Oppido Mamertino. E non dimentichiamo che nel Vivariense di Flavio Magno Aurelio Senatore, Cassiodoro nacque un’accademia culturale per tramandare ai posteri la latinità, alla stregua di come aveva fatto, Platone, un migliaio di anni prima, in Atene, per tramandare ai posteri la grecità. Con l’aggiunta che nel cenobio Vivariense venne ad insegnare dialettica nientepopodimeno che il famoso Dionisio il Piccolo, autore della Dionisiana, e che aveva aperto all’occidente il tesoro della letteratura orientale (F. Lenormant, Magna Grecia, p. 347, scrisse poi che il Vivariense divenne una specie d’accademia cristiana, il principale focolare dell’attività letteraria del suo tempo … grande luce di cristianità nascente. Ma a qualche docente universitario potrebbe fare piacere avere copia del mio ultimo volume sulla preistoria post-alluvium (Diluvium universale per la Bibbia), dato che in nessuna biblioteca si trova la storia degli Indoeuropei. Infatti la biblioteca della Sapienza me ne ha chiesto più copie per scambiarsele con consorelle estere”.

Da quanto mi è noto, Giuseppe Aversa ha dato inizio alle sue fatiche letterarie quale autore di versi e una iniziale espressione si offrono quelli pubblicati da La Procellaria di Reggio Calabria nel 1967 con titolo “La sciabica”. A seguire nel 1969 è invece un impegno di carattere biografico: “Gregorio Aracri da Stalettì”, appunto l’opera di cui alla lettera suddetta, ch’è stato stampato dalla Nuova Impronta (N. I.) di Roma. Un’altra edizione uscirà nel 1991 con la Pellegrini di Cosenza.  Nel 1971 sono nuovamente dei versi recanti un’intitolazione piuttosto strana, “Paramecio” (si tratta di un protozoo della classe dei ciliati) (N. I.). Nel 1982 si offre un’interessante ricerca: “Il monastero di Santa Maria del Carrà”, che verrà riproposta dieci anni più tardi, nel 1992. Ormai l’amore per le età antiche ha preso il sopravvento e nel 1986 arriva un libricino consacrato al passato del luogo natìo, “Stalettì e la sua storia” espresso con “Calabria Letteraria” di Soveria Mannelli. Del medesimo anno è pure un volumetto di narrativa: “Calabria d’altri tempi”. Ancora narrativa nel 1991: “Luca verso il paese di Sicripoia” e l’anno appresso poesia: “Per un vizio nel profondo” e “Vento dell’anima”. Nel 1990 è presente con alcune considerazioni storiche sui monasteri di Cassiodoro a Copanello nel numero 2 di una rivista, Vivarium Scyllacense”. Del 1993 è, infine, tutta una sfilza di lavori di genere eminentemente storico: “Stalettì nella preistoria, nella seconda guerra punica, nell’antica Squillace e dopo” (N.I), “La Calabria nella preistoria” (N. I. unitamente a Franco Griffo e Nicola Seminaroti) e “Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro e le sue imprese” (Fasano editore Cosenza). Su quest’ultima ecco alcune note di una mia recensione pubblicata in Calabria Letteraria nella stessa annata (nn. 10.11-12, p.16):

“Con l’ennesima fatica, malgrado il titolo, l’autore non restringe però il suo dire al personaggio indicato, che peraltro stima «il primo antesignano dell’Unione Europea», anzi, nel delineare il succedersi dei quattro Cassiodoro più famosi: Aurelio Candido, Magno Aurelio, Magno Aurelio Senatore e Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro, offre un quadro esauriente dell’Italia al tempo dei Goti. Perciò egli, necessariamente, oltre che a trattazioni di quotati studiosi moderni, si è indirizzato a quelle lasciateci dall’ultimo dei Cassiodoro, in particolare alle “Varia”, alla “Chronica” ed alla ”Historia Gothica”.

Col suo volume l’Aversa c’informa dettagliatamente sul periodo, in cui i popoli barbari la facevano da padroni in Italia, ma, anche se è impegnato  a discutere di Unni, Eruli, Goti e di tanti altri e dei saccheggi e delitti da loro via via perpetrati, la sua mira si rivela quella di presentare nella giusta luce gli esponenti della famiglia Cassiodoro, soprattutto l’ultimo, il più importante, che appaiono tutti protesi ad arginare l’imbarbarimento avanzante ed a tutelare il più possibile la civiltà romana.

Tra intrighi di corte e raggiri di personaggi altolocati e non emerge con chiarezza il disegno di Flavio Magno Aurelio Senatore Cassiodoro, che, oltre ad essere stato in una nazione sola Goti e Romani, ha lasciato una discreta serie di opere di varia umanità.

Nella parte finale del lavoro l’autore si occupa di alcuni toponimi localizzati in zona di Stalettì e correlati alle vestigia cassidoree e dà ampi cenni sulle opere del grande Squillacese”.

Ho chiesto notizie biografiche sia al Comune che a possibili parenti od omonimi agenti in campo culturale, ma, inspiegabilmente, non sono stato degnato della benchè minima risposta.

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