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venerdì, 19 Luglio, 2024

L’associazione Culturale Recupero Tradizioni Ruotesi, ricorda Renato Angiollillo. A 50 anni dalla sua  morte, Ruoti 1901 Roma 1973.

Renato Angiolillo, nasce a Ruoti il 4 agosto del 1901, apparteneva al ramo della famiglia Angiolillo con il soprannome “lu sutònne” dove ancora oggi viene identificata una zona del nostro Comune che allora fù di loro proprietà.

Figlio di papà Giuseppe, brillante avvocato, e mamma Gaetana Martorana, era l’ultimo di otto tra fratelli e sorelle.

A tredici anni, andò via  da Ruoti, trasferendosi a Napoli dal fratello Amedeo.

Fu nella capitale partenopea che mosse i primi passi per diventare giornalista.

Iniziò a lavorare nei giornali, approdando  a 18 anni al Giornale della Sera, diretto dal fratello Ugo Amedeo. Due anni dopo, si spostò con il ruolo di redattore capo all’Eco della Sicilia e delle Calabrie, e collaborò con il giornale genovese “Il Lavoro”.  In seguito, fondò, sempre a Napoli, il suo primo giornale ” Il Vecchio Paese”. La città partenopea diventò per Renato scuola di vita: fece qui le sue prime e vere amicizie, selezionando i suoi primi collaboratori, negli anni 20” fondò a Potenza il giornale “Il Ciuccio di Cià Cià”.

Con l’avvento del fascismo, cominciarono le difficoltà per la libera espressione della stampa democratica. Di pensiero liberale, come il compaesano lucano Francesco Saverio Nitti, economista, presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, ministro, saggista e antifascista, Renato Angiolillo pestò i piedi con i suoi articoli a qualche esponente del regime e, grazie all’intervento provvidenziale del conte Francesco Garzilli, venne spedito a Messina come caporedattore evitando pene più severe. In Sicilia si trasferì con la moglie Olga de Gregorio e a Messina nacque Mario, il primo figlio della coppia. Ben presto, capì che il Paese era stretto nella morsa del regime, che la limitazione della libertà di espressione sarebbe stata inevitabile ma, da grande intuitore della vita, puntò tutto sul valore dell’informazione. La comunicazione sarebbe stata, nonostante tutto, il futuro dell’Italia.

E rischiò nella vita come nel gioco. Per un periodo di tempo, proprio per le pressioni, o meglio le soppressioni, del fascismo, Renato abbandonò il giornalismo per tuffarsi nell’attività editoriale. Fondò e diresse, sempre a Napoli, la casa editrice Tirrena, pubblicando una collana di poesie dialettali napoletane e una collana di saggi politici. Con i volumi di poesie consentì la pubblicazione ad autori come Russo, Ricci, Galdieri e Costagliola, che non interessavano alle grandi case. Nella collana di saggi politici, invece, trovarono spazio, tra gli altri, gli scritti di Arturo Labriola e Massimo Rocca. Napoli era diventata ormai la capitale intellettuale dell’antifascismo.

Renato si legò sempre più all’onorevole prof. Giovanni Amendola, uno degli esponenti più in vista dell’opposizione al regime e vicino all’illuminato Benedetto Croce. La “tolleranza” dimostrata da Renato Angiolillo, che continuava a scrivere novelle e articoli di colore per Il Lavoro e Il Popolo di Roma firmandoli con pseudonimi quali Il foggiano o Blasco Rumor, non fu sufficiente per il regime. Il settimanale di Renato, Il Vecchio Paese, era diventato la voce ufficiale dell’antifascismo. Il governo non gradì la cosa e la casa editrice Tirrena fu costretta a chiudere i battenti. Renato Angiolillo vene assunto come dirigente dall’editore Morano e politicamente continuò ad intrattenere rapporti di amicizia anche con alcuni esponenti del fascismo napoletano. Era un uomo libero e, come tale, molto scomodo. Il conflitto con gli ambienti più rigidi del regime, per un liberale come lui, fu inevitabile. Renato venne mandato al confino e spedito a Bari dove, per nove anni, si dedicò all’editoria pubblicitaria. Un’altra scommessa nel gioco della vita di Angiolillo, pioniere anche in questa avventura.

Iniziò con la produzione di una guida turistica della città di Bari, rinomata per la modernità con cui era stata concepita.

Si dedicò alla raccolta sulla storia di 300 famiglie pugliesi più illustri con Puglia d’oro, dando origine ad una fondazione tuttora operante. Si radicò talmente bene sul territorio che nel 1948 sarà proprio il collegio barese ad eleggere Renato Angiolillo senatore della Repubblica italiana.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Renato cambiò di nuovo la sua vita. Il conflitto era ormai alle porte e per seguire da vicino le vicende belliche e politiche era necessario vivere nella capitale. Si trasferì a Roma dove intraprese varie attività nel settore cinematografico. Anche la sua vita privata subì una trasformazione.

Il 6 giugno 1948 fondò “IL TEMPO” nasceva così quel progetto editoriale di cui, sin da ragazzino, Renato aveva avvertito l’esigenza: fondare un organo di stampa che avrebbe fatto opinione tra i lettori e che resterà nella storia delle imprese umane del senatore Angiolillo, è stato anche, l’unico giornale  Nazionale ad avere l’inserto Lucano, questo era la dimostrazione per rimarcare le sue origini e l’attaccamento alla sua Regione.

Anche il  paparazzo  più famoso d’Italia, Rino Barillari  nel 2019 a Ruoti omaggia Renato Angiolillo con una mostra fotografica sulla dolce vita Romana con il titolo “Io nasco grazie ad Angiolillo”  

Nel 2020  l’associazione Recupero tradizioni ruotesi dedica l’emeroteca dell’associazione a Renato Angiolillo.

Renato Angiolillo Muore a Roma il 16/agosto del 1973 per un male incurabile.

Renato Angiolillo, nasce a Ruoti il 4 agosto del 1901, apparteneva al ramo della famiglia Angiolillo con il soprannome “lu sutònne” dove ancora oggi viene identificata una zona del nostro Comune che allora fù di loro proprietà.

Figlio di papà Giuseppe, brillante avvocato, e mamma Gaetana Martorana, era l’ultimo di otto tra fratelli e sorelle.

A tredici anni, andò via  da Ruoti, trasferendosi a Napoli dal fratello Amedeo.

Fu nella capitale partenopea che mosse i primi passi per diventare giornalista.

Iniziò a lavorare nei giornali, approdando  a 18 anni al Giornale della Sera, diretto dal fratello Ugo Amedeo. Due anni dopo, si spostò con il ruolo di redattore capo all’Eco della Sicilia e delle Calabrie, e collaborò con il giornale genovese “Il Lavoro”.  In seguito, fondò, sempre a Napoli, il suo primo giornale ” Il Vecchio Paese”. La città partenopea diventò per Renato scuola di vita: fece qui le sue prime e vere amicizie, selezionando i suoi primi collaboratori, negli anni 20” fondò a Potenza il giornale “Il Ciuccio di Cià Cià”.

Con l’avvento del fascismo, cominciarono le difficoltà per la libera espressione della stampa democratica. Di pensiero liberale, come il compaesano lucano Francesco Saverio Nitti, economista, presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, ministro, saggista e antifascista, Renato Angiolillo pestò i piedi con i suoi articoli a qualche esponente del regime e, grazie all’intervento provvidenziale del conte Francesco Garzilli, venne spedito a Messina come caporedattore evitando pene più severe. In Sicilia si trasferì con la moglie Olga de Gregorio e a Messina nacque Mario, il primo figlio della coppia. Ben presto, capì che il Paese era stretto nella morsa del regime, che la limitazione della libertà di espressione sarebbe stata inevitabile ma, da grande intuitore della vita, puntò tutto sul valore dell’informazione. La comunicazione sarebbe stata, nonostante tutto, il futuro dell’Italia.

E rischiò nella vita come nel gioco. Per un periodo di tempo, proprio per le pressioni, o meglio le soppressioni, del fascismo, Renato abbandonò il giornalismo per tuffarsi nell’attività editoriale. Fondò e diresse, sempre a Napoli, la casa editrice Tirrena, pubblicando una collana di poesie dialettali napoletane e una collana di saggi politici. Con i volumi di poesie consentì la pubblicazione ad autori come Russo, Ricci, Galdieri e Costagliola, che non interessavano alle grandi case. Nella collana di saggi politici, invece, trovarono spazio, tra gli altri, gli scritti di Arturo Labriola e Massimo Rocca. Napoli era diventata ormai la capitale intellettuale dell’antifascismo.

Renato si legò sempre più all’onorevole prof. Giovanni Amendola, uno degli esponenti più in vista dell’opposizione al regime e vicino all’illuminato Benedetto Croce. La “tolleranza” dimostrata da Renato Angiolillo, che continuava a scrivere novelle e articoli di colore per Il Lavoro e Il Popolo di Roma firmandoli con pseudonimi quali Il foggiano o Blasco Rumor, non fu sufficiente per il regime. Il settimanale di Renato, Il Vecchio Paese, era diventato la voce ufficiale dell’antifascismo. Il governo non gradì la cosa e la casa editrice Tirrena fu costretta a chiudere i battenti. Renato Angiolillo vene assunto come dirigente dall’editore Morano e politicamente continuò ad intrattenere rapporti di amicizia anche con alcuni esponenti del fascismo napoletano. Era un uomo libero e, come tale, molto scomodo. Il conflitto con gli ambienti più rigidi del regime, per un liberale come lui, fu inevitabile. Renato venne mandato al confino e spedito a Bari dove, per nove anni, si dedicò all’editoria pubblicitaria. Un’altra scommessa nel gioco della vita di Angiolillo, pioniere anche in questa avventura.

Iniziò con la produzione di una guida turistica della città di Bari, rinomata per la modernità con cui era stata concepita.

Si dedicò alla raccolta sulla storia di 300 famiglie pugliesi più illustri con Puglia d’oro, dando origine ad una fondazione tuttora operante. Si radicò talmente bene sul territorio che nel 1948 sarà proprio il collegio barese ad eleggere Renato Angiolillo senatore della Repubblica italiana.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Renato cambiò di nuovo la sua vita. Il conflitto era ormai alle porte e per seguire da vicino le vicende belliche e politiche era necessario vivere nella capitale. Si trasferì a Roma dove intraprese varie attività nel settore cinematografico. Anche la sua vita privata subì una trasformazione.

Il 6 giugno 1948 fondò “IL TEMPO” nasceva così quel progetto editoriale di cui, sin da ragazzino, Renato aveva avvertito l’esigenza: fondare un organo di stampa che avrebbe fatto opinione tra i lettori e che resterà nella storia delle imprese umane del senatore Angiolillo, è stato anche, l’unico giornale  Nazionale ad avere l’inserto Lucano, questo era la dimostrazione per rimarcare le sue origini e l’attaccamento alla sua Regione.

Anche il  paparazzo  più famoso d’Italia, Rino Barillari  nel 2019 a Ruoti omaggia Renato Angiolillo con una mostra fotografica sulla dolce vita Romana con il titolo “Io nasco grazie ad Angiolillo”  

Nel 2020  l’associazione Recupero tradizioni ruotesi dedica l’emeroteca dell’associazione a Renato Angiolillo.

Renato Angiolillo Muore a Roma il 16/agosto del 1973 per un male incurabile.

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