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venerdì, 21 Giugno, 2024

«Vestita d’inchiostro, cammino sul ciglio caotico delle mie teorie». Intervista a Beatrice Vaccaro

Alla sua prima pubblicazione, Beatrice Vaccaro ha raccolto trenta componimenti che parlano di amore, speranza, rinascita e che evocano una realtà diversa da quella che viviamo.

Bee-polarità stellare, edito da Hermaion e disponibile presso la libreria Hermes di Potenza, nasce nelle passeggiate di lockdown a marzo 2020 dove «ogni colore era più vivo, ogni profumo più forte e ascoltavo tutto, persino gli insetti». Un’esperienza particolare per l’autrice, perché ha avuto il tempo di ascoltarsi, una costante introspezione alla ricerca di una realtà lontana dai rumori del quotidiano che profuma di mare e di coraggio.

Partiamo dal titolo, cosa significa Bee-polarità stellare?

Bee – polarità stellare fa riferimento alle api, bee in inglese significa appunto ape e, dico sempre che loro possiedono molte anime per questo sono be-polari ma anche quadri-polari. Nel senso che hanno una struttura complessa, perché all’interno del loro nucleo ogni ape, quasi tutte donne, hanno un ruolo che non può essere scambiato. Essendo insetti molto laboriosi, formano una struttura che non si ferma mai, attraverso le parole bee- polarità volevo comunicare tutte queste mansioni e metaforicamente le anime. E poi le api dopo l’impollinazione per comunicare tra loro danzano e fanno dei movimenti a forma d’infinito per dire che il loro lavoro è terminato e tornano nell’alveare.

Stellare, invece, fa riferimento alla mia infanzia, quando leggevo le fiabe e c’era questa polvere di stelle che ho sempre associato al polline perché, di fatto, è una polvere bianca, è una metafora del desiderio. In latino la parola “stella” significa appunto desiderio, e quindi è qualcosa che magari noi aneliamo, ma non riusciamo a raggiungere mai, come le stelle che sono irraggiungibili.

La copertina da dove viene?

La copertina è legata al locale che gestisco qui ad Avigliano perché le pareti sono passate con la pittura lavagna, e molti ragazzi vengono a disegnare e ad esprimere la loro creazione. L’immagine di copertina è un disegno fatto da mia sorella nel 2019, nel mio locale, sono rappresentate le api perché sono il simbolo e il logo del Glera, il nome del mio locale. Quindi  in quel disegno c’è tutta la mia storia.

Come ti è venuta l’idea delle pareti con la pittura lavagna?

L’idea l’ho presa da un locale gay che frequentavo durante il periodo di Erasmus in Spagna. I disegni che sono fatti nel mio locale, rientrano in un progetto collegato a un gruppo di Potenza, The Feedbackers, fanno musica dj con estemporanee, che fa capo alla scuola di Potenza Redhouse gestita da Giulio Giordano e ogni anno si sceglie un tema e gli artisti si esprimono su quello. Bee-polarità stellare nasce anche da questa esperienza artistica attraverso il Glera.

La raccolta di poesie è dedicata a Ilgo «rifugio impareggiabile e sacro». Chi è?

È un artista che ha ispirato i miei versi. Tutto nasce da delle lettere che io spedivo a Ilgo, perché quando vedevo i suoi quadri, sentivo poi la necessità di buttare fuori i miei pensieri. Le sue opere hanno prodotto delle grammatiche che io non sapevo di avere. Queste lettere spedite con francobollo, erano la mia valvola di sfogo, vivendo sempre nello stesso posto, con le stesse dinamiche in un piccolo paese, la mia unica ancóra era la penna e scrivere ad Ilgo, lasciando spazio alla mia immaginazione e al mio malessere. Non ho mai ricevuto risposta a queste lettere, ma penso che lui mi rispondesse attraverso le sue opere, una sorta di baratto artistico.

Come sono venute fuori le poesie? Avevi intenzione di farne una raccolta?

Come ti dicevo i miei componimenti sono scaturite dalle lettere ad Ilgo, una sorta di “diario di versi”. La pubblicazione, invece, è arrivata al termine di un periodo della mia vita un po’ difficile, dove sentivo che le persone non riuscivano a comprendere me, quello che scrivevo, per questo mi sono decisa a raccogliere quello che avevo prodotto e a pubblicarlo.

Gli elementi ricorrenti nelle tue poesie sono sì l’amore ma soprattutto il mare. Perché?

L’acqua è materia primordiale, il mare per me è “l’antinfiammatorio dell’anima” perché da ispirazione e calma. Rappresenta l’apertura senza fine, ma al tempo stesso ti ferma e ti fa riflettere.

Poi ho quest’immagine di me nella pancia di mia madre immersa nell’acqua, io voglio vivere sott’acqua!

«L’acqua non ha bisogno di parole, ha soltanto il vapore trasparente dell’infinito e bolle timide mai raccontate».

Alla sua prima pubblicazione, Beatrice Vaccaro ha raccolto trenta componimenti che parlano di amore, speranza, rinascita e che evocano una realtà diversa da quella che viviamo.

Bee-polarità stellare, edito da Hermaion e disponibile presso la libreria Hermes di Potenza, nasce nelle passeggiate di lockdown a marzo 2020 dove «ogni colore era più vivo, ogni profumo più forte e ascoltavo tutto, persino gli insetti». Un’esperienza particolare per l’autrice, perché ha avuto il tempo di ascoltarsi, una costante introspezione alla ricerca di una realtà lontana dai rumori del quotidiano che profuma di mare e di coraggio.

Partiamo dal titolo, cosa significa Bee-polarità stellare?

Bee – polarità stellare fa riferimento alle api, bee in inglese significa appunto ape e, dico sempre che loro possiedono molte anime per questo sono be-polari ma anche quadri-polari. Nel senso che hanno una struttura complessa, perché all’interno del loro nucleo ogni ape, quasi tutte donne, hanno un ruolo che non può essere scambiato. Essendo insetti molto laboriosi, formano una struttura che non si ferma mai, attraverso le parole bee- polarità volevo comunicare tutte queste mansioni e metaforicamente le anime. E poi le api dopo l’impollinazione per comunicare tra loro danzano e fanno dei movimenti a forma d’infinito per dire che il loro lavoro è terminato e tornano nell’alveare.

Stellare, invece, fa riferimento alla mia infanzia, quando leggevo le fiabe e c’era questa polvere di stelle che ho sempre associato al polline perché, di fatto, è una polvere bianca, è una metafora del desiderio. In latino la parola “stella” significa appunto desiderio, e quindi è qualcosa che magari noi aneliamo, ma non riusciamo a raggiungere mai, come le stelle che sono irraggiungibili.

La copertina da dove viene?

La copertina è legata al locale che gestisco qui ad Avigliano perché le pareti sono passate con la pittura lavagna, e molti ragazzi vengono a disegnare e ad esprimere la loro creazione. L’immagine di copertina è un disegno fatto da mia sorella nel 2019, nel mio locale, sono rappresentate le api perché sono il simbolo e il logo del Glera, il nome del mio locale. Quindi  in quel disegno c’è tutta la mia storia.

Come ti è venuta l’idea delle pareti con la pittura lavagna?

L’idea l’ho presa da un locale gay che frequentavo durante il periodo di Erasmus in Spagna. I disegni che sono fatti nel mio locale, rientrano in un progetto collegato a un gruppo di Potenza, The Feedbackers, fanno musica dj con estemporanee, che fa capo alla scuola di Potenza Redhouse gestita da Giulio Giordano e ogni anno si sceglie un tema e gli artisti si esprimono su quello. Bee-polarità stellare nasce anche da questa esperienza artistica attraverso il Glera.

La raccolta di poesie è dedicata a Ilgo «rifugio impareggiabile e sacro». Chi è?

È un artista che ha ispirato i miei versi. Tutto nasce da delle lettere che io spedivo a Ilgo, perché quando vedevo i suoi quadri, sentivo poi la necessità di buttare fuori i miei pensieri. Le sue opere hanno prodotto delle grammatiche che io non sapevo di avere. Queste lettere spedite con francobollo, erano la mia valvola di sfogo, vivendo sempre nello stesso posto, con le stesse dinamiche in un piccolo paese, la mia unica ancóra era la penna e scrivere ad Ilgo, lasciando spazio alla mia immaginazione e al mio malessere. Non ho mai ricevuto risposta a queste lettere, ma penso che lui mi rispondesse attraverso le sue opere, una sorta di baratto artistico.

Come sono venute fuori le poesie? Avevi intenzione di farne una raccolta?

Come ti dicevo i miei componimenti sono scaturite dalle lettere ad Ilgo, una sorta di “diario di versi”. La pubblicazione, invece, è arrivata al termine di un periodo della mia vita un po’ difficile, dove sentivo che le persone non riuscivano a comprendere me, quello che scrivevo, per questo mi sono decisa a raccogliere quello che avevo prodotto e a pubblicarlo.

Gli elementi ricorrenti nelle tue poesie sono sì l’amore ma soprattutto il mare. Perché?

L’acqua è materia primordiale, il mare per me è “l’antinfiammatorio dell’anima” perché da ispirazione e calma. Rappresenta l’apertura senza fine, ma al tempo stesso ti ferma e ti fa riflettere.

Poi ho quest’immagine di me nella pancia di mia madre immersa nell’acqua, io voglio vivere sott’acqua!

«L’acqua non ha bisogno di parole, ha soltanto il vapore trasparente dell’infinito e bolle timide mai raccontate».

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