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mercoledì, 8 Febbraio, 2023

Don Giuseppe Lando

Era il lontano 1945 quando ho incontrato inizialmente il sacerdote Lando. Facevo la prima ginnasiale e lui vi è pervenuto a insegnare religione. Forse ha seguitato l’anno appresso, ma, chiusa l’istituzione, non ci siamo più visti. Veniva ogni giorno da Messignadi a piedi per una nota scorciatoia, valicando la fiumara Mazza assieme ad alcuni ragazzi della Frazione. Allora i mezzi di locomozione erano assai scarsi e, per arrivare a Oppido, occorreva compiere un lungo giro passando per Varapodio. Solo qualcuno da una parte all’altra e viceversa non ne approfittava. Me ne ricordavo per uno specifico episodio. Aveva appioppato 1 nella sua materia a mio cugino Alfredo S.

 Nato nel 1916 proprio a Messignadi, dopo la scuola elementare è entrato in Seminario a Oppido, successivamente è passato in quello di Reggio. L’ordinazione sacerdotale è arrivata nel 1943. Sfumato l’insegnamento, si è portato in Sicilia, ad Acireale, presso la congregazione degli Oratoriani ovvero Filippini, dove è rimasto fino al 1947, allorché ha pensato di trasferirsi in provincia di Benevento, a Guardia Sanframondi. Alla fine, nel 2001 se n’è andato a Cava dei Tirrreni. Sia nella prima che nella seconda ha svolto particolari incarichi. Ha chiuso i suoi giorni nell’ultima sede nel 2012. Oltre all’impegno derivante dal suo ministero, padre Lando si è interessato allo studio di storia di carattere ecclesiastico e alla poesia sfornando tantissime opere: Storia di una statua (1977), Carlo Tessitore medico guardiese nel Congo Belga 1896-1976 (Guardia S. 1978), San Barbato Vescovo il suo secolo ed il nostro tempo (ivi 1979), Sulla scia del Neri-L’oratorio del Piccirillo e il P. Adolfo Di Blasio (ivi 1980), Riti e misteri guardiesi (1982), Capelli d’argento (poesie, 1982), Fiorellini silvestri (id, 1987) etc. Delle pubblicazioni sono firmate “Giuland”. Altre apparse in successione si configurano “San Pio da Pietralcina-Immagini di Cristo sofferente” uscita nel 2006 e “Scegliendo fior da fiore. Dalle lettere e scritti vari del servo di Dio P. Giulio Castelli” edita a Cava de’ Tirreni nel susseguente 2008[1].

L’11 giugno 2016 la comunità oratoriana ha presentato alla Basilica dell’Olmo di Cava dei Tirreni una raccolta di scritti in suo ricordo, “La nostra Medjugorie-In memoria di Padre Giuseppe Lando, un incontro di Fede e di Solidarietà” di Antonio Oliviero. Così nel merito: “Il volume è incentrato sulla figura del Padre Filippino Giuseppe Lando, scomparso presso la Basilica dell’Olmo tre anni fa a novantasei anni, autore di circa quaranta libri di ispirazione religiosa, etica, sociale. Con Padre Giuseppe, Antonio Oliviero, ex fotografo e medjugoriano militante, ha intessuto un rapporto profondo di filiale e “complice” amicizia, fino a convincerlo a visitare il Santuario di Medjugorje ben due volte ed a farlo imitare poi da Padre Giuseppe Ragalmuto, parroco della Basilica dell’Olmo. Oltre a testimonianze e testi creativi di e su Padre Giuseppe Lando, il volume rievoca le tappe fondamentali del suo cammino a Oppido Mamertina e Guardia Sanframondi, ed è corredato di numerosissime e belle foto che illustrano il rapporto ultradecennale stabilito proprio da Antonio Oliviero e dai cavesi con la località balcanica e la Regina della Pace”[2].

Giunti all’ottobre del 1987 inspiegabilmente P. Lando mi ha contattato per telefono pregandomi di presentargli a Oppido una sua ennesima opera. Era la volta del lavoro consacrato al paese natale, Messignadi e naturalmente mi chiedeva che l’evento si materializzasse al capoluogo. A suggerire il mio nome era stato l’amico l’arciprete Dimasi di Varapodio. Non potevo rifiutarmi per ovvi motivi, per cui, obtorto collo, ho dovuto accettare. Trascorso un breve periodo d’incubazione la cosa si è realizzata nel salone delle scuole elementari di Oppido alla presenza delle autorità locali compreso il vescovo mons. Papa. Ritorno a bomba con lettera datata 10 dicembre in merito all’organizzazione dell’incontro pubblico da programmare per le festività natalizie. Fatte salve delle remore dovute al rallentamento in merito alla stampa del libro, tutto si è risolto. La manifestazione si è concretizzata con un discreto afflusso e, francamente, non ne rammento le varie fasi specie a riguardo di un certo intervento, cui il padre oratoriano fa cenno nella sua lettera di ringraziamento del 10 gennaio del 1988, ma eccola nei suoi punti essenziali:

“Non ho parole ed espressioni adeguate, per esternarti tutto il mio apprezzamento, la mia gratitudine e la stima, per quanto, con sacrificio e generosità, hai fatto per me e per il mio libro “Messignadi-edito ed inedito”. Ho ammirato molto la tua destrezza, la professionalità, la perizia nel trattare l’argomento, con passione e cordialità. Mi hai reso un bel servizio rispetto alle Autorità e Personalità intervenute, evitando polemiche, ma non omettendo sagge e intelligenti provocazioni utili agli addetti ai lavori ed anche ai giovani e meno giovani, amatori di ricerche culturali. Grazie, carissimo professore Liberti: quella sera, chi ti aveva “frainteso”, ha cambiato parere.

Speriamo che la monografia non abbia solamente suscitato apprezzamenti e giudizi lusinghieri, e che la manifestazione non sia rimasta un’eco a valle; ma che venga acquistata, letta e trasformata in ragione di vita culturale e sociale.

In quanto a questo sono rimasto un po’ perplesso e spero che la perplessità non si tramuti in delusione! Anche se ci sono abituato ormai”.

Il successivo 30 m’inviava un biglietto per ringraziarmi dell’invio di copia della relazione per come mi aveva richiesto. Dalla stessa, ch’è stata pubblicata nel settore recensioni e segnalazioni della rivista “Calabria Letteraria” (XXXVI-1988, nn. 1-2-3, p. 129) estraggo pochi brani come segue:

 “Per sgombrare il campo da ogni facile e anticipata illazione, fa d’uopo affermare che questo «Messignadi edito ed inedito» non è, come si potrebbe a prima vista opinare, una monografia di stretta erudizione storica ed archivistica oppure, come capita sovente a chi non è diuturnamente impegnato in un tal severo genere di studi, una fatica che mette insieme ricordanze proprie ed altrui.

In verità, a mio modesto parere, il lavoro di P. Lando è un po’ l’una e un po’ l’altra, cioè un tutto armonico sostenuto da una carica di entusiasmo non comune e da un acconcio stile letterario, che rende piacevole la lettura e, quindi, sicura la comprensione.

Quanto riescono indovinati quei lampi di poesia in lingua e in vernacolo ch’egli ha innestato qua e là, che servono sì a concedere delle brevi pause tra un argomento e l’altro, ma che hanno, soprattutto, il potere di farci percepire il genuino humus della più popolosa frazione di Oppido!

Sono sicuro che “Messignadi edito ed inedito”, un volume corredato peraltro da una grande quantità di bellissime illustrazioni, pure se considerato dal P. Lando un primo tentativo ed una provocazione ai giovani a fare di più e meglio, è un’opera abbastanza ben congegnata, per cui i messignadesi finalmente avranno, ora, il piacere di conoscere organicamente le proprie radici in un contesto storicamente valido e letterariamente gradevole!”

Dopo l’ultima missiva non ho avuto più alcun contatto con p. Lando e i suoi elaborati.


[1] Sulle produzioni di Giuseppe Lando ved. Isabella Loschiavo Prete-Antonio Orso-Ugo Verzì Borgese, Poeti e Scrittori etc, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1986, pp. 399-403.

[2] Franco Bruno Vitolo in “Fermento” Mensile Arcidiocesi di Amalfi, XXIII-2016, n. 7, p. 21.

Era il lontano 1945 quando ho incontrato inizialmente il sacerdote Lando. Facevo la prima ginnasiale e lui vi è pervenuto a insegnare religione. Forse ha seguitato l’anno appresso, ma, chiusa l’istituzione, non ci siamo più visti. Veniva ogni giorno da Messignadi a piedi per una nota scorciatoia, valicando la fiumara Mazza assieme ad alcuni ragazzi della Frazione. Allora i mezzi di locomozione erano assai scarsi e, per arrivare a Oppido, occorreva compiere un lungo giro passando per Varapodio. Solo qualcuno da una parte all’altra e viceversa non ne approfittava. Me ne ricordavo per uno specifico episodio. Aveva appioppato 1 nella sua materia a mio cugino Alfredo S.

 Nato nel 1916 proprio a Messignadi, dopo la scuola elementare è entrato in Seminario a Oppido, successivamente è passato in quello di Reggio. L’ordinazione sacerdotale è arrivata nel 1943. Sfumato l’insegnamento, si è portato in Sicilia, ad Acireale, presso la congregazione degli Oratoriani ovvero Filippini, dove è rimasto fino al 1947, allorché ha pensato di trasferirsi in provincia di Benevento, a Guardia Sanframondi. Alla fine, nel 2001 se n’è andato a Cava dei Tirrreni. Sia nella prima che nella seconda ha svolto particolari incarichi. Ha chiuso i suoi giorni nell’ultima sede nel 2012. Oltre all’impegno derivante dal suo ministero, padre Lando si è interessato allo studio di storia di carattere ecclesiastico e alla poesia sfornando tantissime opere: Storia di una statua (1977), Carlo Tessitore medico guardiese nel Congo Belga 1896-1976 (Guardia S. 1978), San Barbato Vescovo il suo secolo ed il nostro tempo (ivi 1979), Sulla scia del Neri-L’oratorio del Piccirillo e il P. Adolfo Di Blasio (ivi 1980), Riti e misteri guardiesi (1982), Capelli d’argento (poesie, 1982), Fiorellini silvestri (id, 1987) etc. Delle pubblicazioni sono firmate “Giuland”. Altre apparse in successione si configurano “San Pio da Pietralcina-Immagini di Cristo sofferente” uscita nel 2006 e “Scegliendo fior da fiore. Dalle lettere e scritti vari del servo di Dio P. Giulio Castelli” edita a Cava de’ Tirreni nel susseguente 2008[1].

L’11 giugno 2016 la comunità oratoriana ha presentato alla Basilica dell’Olmo di Cava dei Tirreni una raccolta di scritti in suo ricordo, “La nostra Medjugorie-In memoria di Padre Giuseppe Lando, un incontro di Fede e di Solidarietà” di Antonio Oliviero. Così nel merito: “Il volume è incentrato sulla figura del Padre Filippino Giuseppe Lando, scomparso presso la Basilica dell’Olmo tre anni fa a novantasei anni, autore di circa quaranta libri di ispirazione religiosa, etica, sociale. Con Padre Giuseppe, Antonio Oliviero, ex fotografo e medjugoriano militante, ha intessuto un rapporto profondo di filiale e “complice” amicizia, fino a convincerlo a visitare il Santuario di Medjugorje ben due volte ed a farlo imitare poi da Padre Giuseppe Ragalmuto, parroco della Basilica dell’Olmo. Oltre a testimonianze e testi creativi di e su Padre Giuseppe Lando, il volume rievoca le tappe fondamentali del suo cammino a Oppido Mamertina e Guardia Sanframondi, ed è corredato di numerosissime e belle foto che illustrano il rapporto ultradecennale stabilito proprio da Antonio Oliviero e dai cavesi con la località balcanica e la Regina della Pace”[2].

Giunti all’ottobre del 1987 inspiegabilmente P. Lando mi ha contattato per telefono pregandomi di presentargli a Oppido una sua ennesima opera. Era la volta del lavoro consacrato al paese natale, Messignadi e naturalmente mi chiedeva che l’evento si materializzasse al capoluogo. A suggerire il mio nome era stato l’amico l’arciprete Dimasi di Varapodio. Non potevo rifiutarmi per ovvi motivi, per cui, obtorto collo, ho dovuto accettare. Trascorso un breve periodo d’incubazione la cosa si è realizzata nel salone delle scuole elementari di Oppido alla presenza delle autorità locali compreso il vescovo mons. Papa. Ritorno a bomba con lettera datata 10 dicembre in merito all’organizzazione dell’incontro pubblico da programmare per le festività natalizie. Fatte salve delle remore dovute al rallentamento in merito alla stampa del libro, tutto si è risolto. La manifestazione si è concretizzata con un discreto afflusso e, francamente, non ne rammento le varie fasi specie a riguardo di un certo intervento, cui il padre oratoriano fa cenno nella sua lettera di ringraziamento del 10 gennaio del 1988, ma eccola nei suoi punti essenziali:

“Non ho parole ed espressioni adeguate, per esternarti tutto il mio apprezzamento, la mia gratitudine e la stima, per quanto, con sacrificio e generosità, hai fatto per me e per il mio libro “Messignadi-edito ed inedito”. Ho ammirato molto la tua destrezza, la professionalità, la perizia nel trattare l’argomento, con passione e cordialità. Mi hai reso un bel servizio rispetto alle Autorità e Personalità intervenute, evitando polemiche, ma non omettendo sagge e intelligenti provocazioni utili agli addetti ai lavori ed anche ai giovani e meno giovani, amatori di ricerche culturali. Grazie, carissimo professore Liberti: quella sera, chi ti aveva “frainteso”, ha cambiato parere.

Speriamo che la monografia non abbia solamente suscitato apprezzamenti e giudizi lusinghieri, e che la manifestazione non sia rimasta un’eco a valle; ma che venga acquistata, letta e trasformata in ragione di vita culturale e sociale.

In quanto a questo sono rimasto un po’ perplesso e spero che la perplessità non si tramuti in delusione! Anche se ci sono abituato ormai”.

Il successivo 30 m’inviava un biglietto per ringraziarmi dell’invio di copia della relazione per come mi aveva richiesto. Dalla stessa, ch’è stata pubblicata nel settore recensioni e segnalazioni della rivista “Calabria Letteraria” (XXXVI-1988, nn. 1-2-3, p. 129) estraggo pochi brani come segue:

 “Per sgombrare il campo da ogni facile e anticipata illazione, fa d’uopo affermare che questo «Messignadi edito ed inedito» non è, come si potrebbe a prima vista opinare, una monografia di stretta erudizione storica ed archivistica oppure, come capita sovente a chi non è diuturnamente impegnato in un tal severo genere di studi, una fatica che mette insieme ricordanze proprie ed altrui.

In verità, a mio modesto parere, il lavoro di P. Lando è un po’ l’una e un po’ l’altra, cioè un tutto armonico sostenuto da una carica di entusiasmo non comune e da un acconcio stile letterario, che rende piacevole la lettura e, quindi, sicura la comprensione.

Quanto riescono indovinati quei lampi di poesia in lingua e in vernacolo ch’egli ha innestato qua e là, che servono sì a concedere delle brevi pause tra un argomento e l’altro, ma che hanno, soprattutto, il potere di farci percepire il genuino humus della più popolosa frazione di Oppido!

Sono sicuro che “Messignadi edito ed inedito”, un volume corredato peraltro da una grande quantità di bellissime illustrazioni, pure se considerato dal P. Lando un primo tentativo ed una provocazione ai giovani a fare di più e meglio, è un’opera abbastanza ben congegnata, per cui i messignadesi finalmente avranno, ora, il piacere di conoscere organicamente le proprie radici in un contesto storicamente valido e letterariamente gradevole!”

Dopo l’ultima missiva non ho avuto più alcun contatto con p. Lando e i suoi elaborati.


[1] Sulle produzioni di Giuseppe Lando ved. Isabella Loschiavo Prete-Antonio Orso-Ugo Verzì Borgese, Poeti e Scrittori etc, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1986, pp. 399-403.

[2] Franco Bruno Vitolo in “Fermento” Mensile Arcidiocesi di Amalfi, XXIII-2016, n. 7, p. 21.

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