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lunedì, 26 Febbraio, 2024

LUIGI FUSTO (2015)

Non ricordo l’epoca e il motivo del primo approccio con Luigi Fusto di Olivadi, nel Catanzarese, ma residente a Cologno Monzese in via L. Einaudi 4.

Ho ricevuto un suo iniziale biglietto per l’approssimarsi delle feste natalizie per il 2002-2003, nel quale mi diceva “Di nuovo grazie di tutto!”. Ne sono seguiti degli altri, ma anche lettere e, soprattutto, telefonate. Quando chiamava avvertiva tutto ridente: “Sono Fusto”.

In una missiva datata 23 marzo 2003 c’è il perchè di una sua richiesta: “Nonostante la buona volontà di quegli addetti, la Biblioteca di Scido non riesce a trovare la lista dei briganti della Calabria Ulteriore, dalla quale Lei ha estratto i nomi di quelli della Piana (Historica 1997 e poi Quaderno Mamertino n. 13). Forse Lei possiede copia del documento, seppur “mutilo”, che mi piacerebbe poter consultare.Non mi dilungo oltre, se non per dirLe – ancora a proposito di briganti del periodo francese – che sono poi riuscito ad avere copia di Calabria Sconosciuta del 1989, dove Lei ha riportato tutti i nominativi del manifesto Ajossa: non posso che complimentarmi ed esserGliene grato, anche come semplice curioso”.

In un secondo messaggio inviatomi in successione per gli auguri pasquali, così teneva ad esprimersi: “Ho avuto la Sua cortese risposta e La ringrazio. Peccato! Mi scuso se ogni tanto La disturbo, ma manco da mezzo secolo dalla Calabria e ne fa le spese chi è più disponibile, come Lei”.

Alcuni anni dopo, era il 26 gennaio del 2006, così gli ho indirizzato via e-mail. Ormai eravamo entrati nel mondo del web: “Le invio quanto richiestomi, che è davvero ben poca cosa, in quanto nel lavoro di Valente, che ha titolo propriamente di “Il «Protocollo» della corrispondenza del Vicario Generale Giovan Tomaso Blanch (1638-1644)” (Archivio Storico per le province napoletane, IV-1966, LXXXIII, pp. 2227.340), è riferito soltanto quanto indicato nel “protocollo” di Blanch”.

Il riscontro è nel consueto amichevole tono: ”Ho ricevuto “Il Protocollo”. È una buona traccia e quindi non è poco. Ancora una volta il “Soccorso Mamertino” ha funzionato. Non posso dire: a buon rendere; posso solo ringraziare di cuore”.

Non conosco se Fusto abbia rivolto l’interesse del ricercatore verso altri fronti, ma su quello della patria d’origine di sicuro. Ha infatti prodotto in merito due importanti pubblicazioni. A un’opera monografica sul paese natale dal titolo propriamente “Olivadi” e in collaborazione con Francesco Paparo del 2000, ne ha fatto seguire una piuttosto corposa nell’anno 2007 con titolo “Olivadi a metà del Settecento-Analisi del catasto onciario”. Entrambe i lavori sono stati stampati dalla Calabria Letteraria del Gruppo Rubbettino sotto l’egida dall’Associazione Culturale Olivadese.

Luigi Fusto è deceduto nel 2015 e la sua salma è stata trasferita nel luogo natìo.

Non ricordo l’epoca e il motivo del primo approccio con Luigi Fusto di Olivadi, nel Catanzarese, ma residente a Cologno Monzese in via L. Einaudi 4.

Ho ricevuto un suo iniziale biglietto per l’approssimarsi delle feste natalizie per il 2002-2003, nel quale mi diceva “Di nuovo grazie di tutto!”. Ne sono seguiti degli altri, ma anche lettere e, soprattutto, telefonate. Quando chiamava avvertiva tutto ridente: “Sono Fusto”.

In una missiva datata 23 marzo 2003 c’è il perchè di una sua richiesta: “Nonostante la buona volontà di quegli addetti, la Biblioteca di Scido non riesce a trovare la lista dei briganti della Calabria Ulteriore, dalla quale Lei ha estratto i nomi di quelli della Piana (Historica 1997 e poi Quaderno Mamertino n. 13). Forse Lei possiede copia del documento, seppur “mutilo”, che mi piacerebbe poter consultare.Non mi dilungo oltre, se non per dirLe – ancora a proposito di briganti del periodo francese – che sono poi riuscito ad avere copia di Calabria Sconosciuta del 1989, dove Lei ha riportato tutti i nominativi del manifesto Ajossa: non posso che complimentarmi ed esserGliene grato, anche come semplice curioso”.

In un secondo messaggio inviatomi in successione per gli auguri pasquali, così teneva ad esprimersi: “Ho avuto la Sua cortese risposta e La ringrazio. Peccato! Mi scuso se ogni tanto La disturbo, ma manco da mezzo secolo dalla Calabria e ne fa le spese chi è più disponibile, come Lei”.

Alcuni anni dopo, era il 26 gennaio del 2006, così gli ho indirizzato via e-mail. Ormai eravamo entrati nel mondo del web: “Le invio quanto richiestomi, che è davvero ben poca cosa, in quanto nel lavoro di Valente, che ha titolo propriamente di “Il «Protocollo» della corrispondenza del Vicario Generale Giovan Tomaso Blanch (1638-1644)” (Archivio Storico per le province napoletane, IV-1966, LXXXIII, pp. 2227.340), è riferito soltanto quanto indicato nel “protocollo” di Blanch”.

Il riscontro è nel consueto amichevole tono: ”Ho ricevuto “Il Protocollo”. È una buona traccia e quindi non è poco. Ancora una volta il “Soccorso Mamertino” ha funzionato. Non posso dire: a buon rendere; posso solo ringraziare di cuore”.

Non conosco se Fusto abbia rivolto l’interesse del ricercatore verso altri fronti, ma su quello della patria d’origine di sicuro. Ha infatti prodotto in merito due importanti pubblicazioni. A un’opera monografica sul paese natale dal titolo propriamente “Olivadi” e in collaborazione con Francesco Paparo del 2000, ne ha fatto seguire una piuttosto corposa nell’anno 2007 con titolo “Olivadi a metà del Settecento-Analisi del catasto onciario”. Entrambe i lavori sono stati stampati dalla Calabria Letteraria del Gruppo Rubbettino sotto l’egida dall’Associazione Culturale Olivadese.

Luigi Fusto è deceduto nel 2015 e la sua salma è stata trasferita nel luogo natìo.

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